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	<title>Questioni di Frontiera &#187; Uncategorized</title>
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	<description>Questioni di Frontiera - Formazione e Ricerca</description>
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		<title>Questioni di Frontiera partecipa all&#8217;Italia Camp</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 15:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Questioni di Frontiera&#8221; partecipa all&#8217;Italia Camp, il progetto della presidenza del consiglio dei ministri per nuove idee in grado di cambiare l&#8217;Italia. Si chiama &#8220;L&#8217;AIO&#8221;, la nostra idea per diffondere le attività e i servizi di Education Consulting in Italia. Abbiamo scelto di partecipare all&#8217;Italia Camp perché è un&#8217;esperienza che s&#8217;ispira alla metodologia del &#8220;BarCamp&#8221;: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2412" title="telemaco-e-mentore1-249x300" src="http://www.noaweb.it/public/telemaco-e-mentore1-249x300.jpg" alt="telemaco-e-mentore1-249x300" width="120" height="150" />&#8220;Questioni di Frontiera&#8221; partecipa <a href="http://www.italiacamp.it/"><strong>all&#8217;Italia Camp</strong></a>, il progetto della presidenza del consiglio dei ministri per nuove idee in grado di cambiare l&#8217;Italia. Si chiama <strong>&#8220;L&#8217;AIO&#8221;</strong>, la nostra idea per diffondere le attività e i servizi di <strong>Education Consulting</strong> in Italia. Abbiamo scelto di partecipare all&#8217;Italia Camp perché è un&#8217;esperienza che s&#8217;ispira alla metodologia del &#8220;BarCamp&#8221;: un confronto per condividere e apprendere in un ambiente aperto, attraverso una platea allargata di partecipanti. Chiunque nei barcamp può “salire in cattedra”, proporre un argomento e parlarne agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la circolazione e la diffusione delle idee. Un happening, insomma, che probabilmente chi ha partecipato ai seminari di QF sulla frontiera e l&#8217;identità, ricorda bene. <strong>P.S. Non sapete chi era l&#8217;AIO?<span id="more-2411"></span></strong></p>
<p>L’AIO era il nome del precettore di Telemaco nell’Odissea di Omero. Il “mentore” protagonista della cultura rinascimentale, figlio dell’idea di tolleranza che percorre l’opera di Erasmo da Rotterdam e giunge fino alle parodie di epoca pre-illuminista, con i romanzi di Fenelon. Crediamo che ai giovani del nostro Paese serva soprattutto questo, un esempio, un metodo, come quello offerto da Socrate ad Alcibiade. Vogliamo spingere i “talenti” italiani a farsi avanti, aiutarli a darsi “un’etica del sé”, della “cura di sé” come pratica di libertà. La nostra idea è riproporre un modello di insegnamento plurisecolare, quello italiano, che affonda le sue radici nel mondo antico.<!--more--></p>
<p><strong>L’AIO è la nostra “idea per l’Italia”.</strong> L’AIO nasce dai seminari svolti da Questioni di Frontiera nel biennio 2009-2010 d’accordo con alcune università italiane, in particolare la Facoltà di Lettere dell’Università di Roma Tor Vergata. Il mentore è nello stesso tempo una figura modernissima, che nella cultura anglossassone, pensiamo agli Stati Uniti, si è progressivamente evoluta dando vita all’<strong>EDUCATIONAL CONSULTING (ED)</strong>, un comparto del settore della formazione privata che mira a scoprire, coltivare e indirizzare i talenti verso il mondo del lavoro, e verso le aree di eccellenza del Paese in cui vivono. Nel caso dell’Italia, pensiamo alla ricerca applicata e alle scienze umane, alla creatività diffusa del territorio, al turismo e alla valorizzazione del patrimonio artistico e dell’identità culturale italiana. Ma anche alla moda e alla buona cucina, perché no.</p>
<p><strong>Come lavora un educational consulter.</strong> Il mentore collabora con le famiglie e gli studenti per scegliere dove e cosa studiare. E’ un tutor indipendente ma di solito ha fatto esperienza nel mondo della scuola o come ricercatore universitario, e quindi conosce meglio di altri il funzionamento dell’istruzione pubblica. Il mentore segue lo studente durante il suo percorso di crescita, ne valorizza il talento e lo indirizza verso i campi che gli sono più congeniali, in una prospettiva umana e professionale.</p>
<p><strong>L’ED per favorire la mobilità degli studenti in Italia/Europa e il loro inserimento nel mondo del lavoro.</strong> L’ EDUCATIONAL CONSULTING è anche un modo per promuovere la mobilità internazionale degli studenti. Per gli Erasmus che dal Politecnico di Milano vorrebbero sbarcare al MIT o per un giovane del Nord Europa che ha deciso di approfondire lo studio del Mezzogiorno normanno-svevo tra una lezione all’Ateneo di Bari e una visita a Castel del Monte. La nostra idea è di offrire un servizio permanente di orientamento e tutoring per gli studenti, seguendoli nella loro carriera universitaria e oltre, alle prese con il curriculum vitae e le prime scelte professionali.<br />
Il nostro network.</p>
<p>Quello di Questioni di Frontiera è stato un progetto-pilota dell’ida che adesso proponiamo per l’Italia. I nostri principali referenti istituzionali sono il Ministero della Gioventù e la Regione Puglia <strong>(<a href="http://bollentispiriti.regione.puglia.it/">QF è vincitore del bando Principi Attivi</a>)</strong>, la Facoltà di Lettere dell’Università di Roma Tor Vergata e la Facoltà di Lingue dell’Ateneo di Bari. Altri referenti sono <a href="http://www.tno.it/" target="_blank"><strong>Tecnopolis</strong></a> (l’Ente di ricerca promosso e gestito da un consorzio tra università, istituzioni pubbliche e private, ); il gruppo editoriale <a href="www.storie.it?phpMyAdmin=vIMStXtr0WhD94RjcJDvpNefOUf" target="_blank">Storie/Leconte</a>, che dai primi anni novanta è leader nella formazione a distanza; la società di servizi di alta formazione <a href="http://www.eurocomp.it/default.asp" target="_blank"><strong>Eurocomp</strong></a>.</p>
<p><strong>Lo staff di L’AIO.</strong> La squadra di QF è formata da <a href="http://www.noaweb.it/index.php/2010/05/20/il-punto-sui-seminari-2010-avanti-con-leducational-consulting/" target="_blank"><strong>ricercatori senior e junior</strong></a>, tutti in qualche modo legati al mondo dell’istruzione pubblica e al sistema universitario.</p>
<p><strong>Quale idea per l’Italia.</strong> La nostra idea per l’Italia è dunque quella di colmare i vuoti e le lacune ancora presenti nel comparto dell’istruzione pubblica e della formazione universitaria, offrendo veri collegamenti con il mondo del lavoro e dell’impresa. Vogliamo scoprire i talenti che saranno protagonisti dell’eccellenza italiana, nella politica, nella cultura, nelle arti, nelle scienze e nella ricerca applicata.</p>
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		<title>&#8220;xxx-writer&#8221;, cerchiamo un blogger per il 2011</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 22:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questioni di Frontiera cerca un blogger per il 2011. Una persona che ami la scrittura web almeno quanto noi e che sia pronto ad aggiornare periodicamente l&#8217;home page del nostro sito internet. Cerchiamo un wreader, come li chiamano negli Usa, uno autore e lettore al tempo stesso, capace di scrivere testi brevi, ironici, &#8220;aperti&#8221;, frutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2503" title="wood" src="http://www.noaweb.it/public/wood3.jpg" alt="wood" width="170" height="147" />Questioni di Frontiera cerca un blogger per il 2011. Una persona che ami la scrittura web almeno quanto noi e che sia pronto ad aggiornare periodicamente l&#8217;home page del <a href="../index.php/2010/05/20/il-punto-sui-seminari-2010-avanti-con-leducational-consulting/?phpMyAdmin=vIMStXtr0WhD94RjcJDvpNefOUf" target="_blank"><strong>nostro sito internet</strong></a>. Cerchiamo un <em>wreader</em>, come li chiamano negli Usa, uno autore e lettore al tempo stesso, capace di scrivere testi brevi, ironici, &#8220;aperti&#8221;, frutto di una reale esperienza (di vita e con le parole), non di mille chiacchiere morte. Tutti conoscono X-Factor, la trasmissione televisiva che ha eletto lo scouting artistico a strumento per la creazione di nuove star. Nel nostro piccolo, vogliamo fare lo stesso con la scrittura. Quello che stiamo cercando è una persona ancora senza nome, per adesso lo chiameremo &#8220;xxx-writer&#8221;. Entrerà nel gruppo storico di Questioni di Frontiera e sentirete presto parlare di lui nei nostri canali virtuali. Per sei mesi, avrà un regolare contratto di collaborazione con la nostra rivista. <a href="http://www.noaweb.it/index.php/servizi/editing-e-bozze/" target="_blank"><strong>Leggi qui come fare per diventare blogger di QF</strong></a></p>
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		<title>Duemilaundici. Cosa faremo dopo Amsterdam</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2010 20:41:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Siamo appena tornati dal più grande luna park d&#8217;Europa, l&#8217;Olanda. Amsterdam non è solo vetrine sexy e fumosi coffee shop, come si crede un po&#8217; troppo sbrigativamente quando si pensa alle grandi mete del turismo internazionale. E&#8217; invece, ed è soprattutto, la città delle bici su cui sfrecciare veloci senza pensare ad altro che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2194" title="map_of_amsterdam" src="http://www.noaweb.it/public/map_of_amsterdam.jpg" alt="map_of_amsterdam" width="199" height="180" />Siamo appena tornati dal più grande luna park d&#8217;Europa, l&#8217;Olanda. Amsterdam non è solo vetrine sexy e fumosi <em>coffee shop</em>, come si crede un po&#8217; troppo sbrigativamente quando si pensa alle grandi mete del turismo internazionale. E&#8217; invece, ed è soprattutto, la città delle bici su cui sfrecciare veloci senza pensare ad altro che non sia questo magnifico momento di libertà, fra un lunghissimo giro a Vondel Park e una sbandata altrettanto inaspettata per una biondina dagli occhi temerari. C&#8217;è stato tempo per il cazzeggio, anche quello duro e puro, e tempo per le nostre ricerche: capire come e quanto sono cambiate le nordiche terre arancioni negli ultimi dieci/quindici anni, parlando di immigrazione, integrazione, sicurezza.<span id="more-2193"></span></p>
<p>Primo, vogliamo fare il punto sul &#8220;movimento&#8221;. Sì, avete capito proprio bene, quello che abbiamo ereditato dalla fine degli anni Settanta e che dopo Genova sembra scomparso (insieme a tante altre cose, Torri Gemelle comprese). Stiamo organizzando uno dei nostri seminari esattamente su questo: ripensare il movimento, rispetto a quello che è accaduto nelle nostre vite personali, rispetto a quello che è accaduto alla società italiana, in una sorta di sano diario della contemporaneità. Qualcuno medita scelte radicali che diano nuovo vigore all&#8217;approccio <em>materialistico</em> verso la vita, provate un po&#8217; a chiedervi cosa significa materialistico e forse vi accorgerete che non vi siete mai posti un problema del genere (male, ci permettiamo di aggiungere noi). Qualcun altro ha scelto la strada impervia ma altamente desiderante dell&#8217;<em>esodo</em>, spostando il piano della lotta e dello scontro su altre dimensioni, come quella, virtuale una cippa visto quanto ci siamo immersi, di Internet. E poi ci sono gli <em>eretici</em>, gli irregolari, che ancora non hanno capito bene dove si trovano o cosa stanno facendo, sedotti dal &#8220;nemico&#8221; o forse semplicemente interessati ad avvelenare i pozzi. Materialismo, esodo, eresia. La rampa di lancio è montata, vediamo se prenderemo il volo e dove ci porterà il vento.</p>
<p>Secondo. Continuare il lavoro di ricerca con <strong><a href="http://www.noaweb.it/index.php/2010/05/20/il-punto-sui-seminari-2010-avanti-con-leducational-consulting/" target="_blank">il nostro gruppo</a></strong>, venuto fuori dai seminari del 2010 (<strong><a href="http://www.noaweb.it/index.php/seminari/archivi-della-memoria/" target="_blank">1</a></strong>, <strong><a href="http://www.noaweb.it/index.php/seminari/i-cento-giorni/" target="_blank">2</a></strong>, <strong><a href="http://www.noaweb.it/index.php/seminari/storia-sociale/" target="_blank">3</a></strong>). Laureati ricchi d&#8217;ingegno e di penna che andrebbero presentati, di persona, a chi si attarda sulla presunta inferiorità italiana rispetto ad altri ambienti culturali (una dialettica che qui da noi si riproduce nel meccanismo nord/sud, modernità e arretratezza); non è così, semplicemente perché abbiamo trovato teste su cui contare da Milano a Roma a Bari. Nelle metropoli e in provincia. Hanno poco meno di trent&#8217;anni, ma cavoli se hanno voglia di dire la loro. Vi segnaliamo in particolare il lavoro che sta compiendo <strong><a href="http://www.noaweb.it/index.php/argomenti/medio-oriente/" target="_blank">Annalisa Marroni sul mondo islamico</a></strong>. Oppure l&#8217;attenzione messa da <strong><a href="http://www.noaweb.it/index.php/2010/04/01/1373/" target="_blank">Miriam Marinaccio sulla &#8220;politica estera&#8221; della Regione Puglia</a></strong>, che poi è la nostra regione.</p>
<p>E qui veniamo al terzo punto che è anche il nostro chiodo fisso. Il discorso sull&#8217;energia. L&#8217;energia, quella vera, che tiene accese le luci delle nostre case e fa andare avanti il mondo per quanto progredito esso sia. In questi anni si sta parlando molto, forse un po&#8217; troppo, delle forme di energia &#8220;alternative&#8221; che dall&#8217;eolico al geotermico senza alcun dubbio modificheranno profondamente gli scenari dell&#8217;approvvigionamento energetico. Ma fino a quel momento, dobbiamo fare i conti con la realtà. E la realtà dell&#8217;Italia è una forte dipendenza dal granaio energetico dell&#8217;Europa, cioè la Russia. In parole povere, dal suo braccio operativo: Gazprom. Che insieme all&#8217;italiana ENI nei Balcani sta inseguendo un progetto ambizioso: il gasdotto Southstream (<strong><a href="http://www.noaweb.it/index.php/2010/07/16/761/" target="_blank">aprite questo link per saperne di più</a></strong>).</p>
<p>Ebbene, crediamo che sulle rotte energetiche si decidano anche i grandi assi della mobilità, e anche quelli sociali e culturali di un &#8220;continente&#8221;, quello balcanico, che in questo ventennio ha pagato (salato) i conti della fine della Guerra Fredda. Ci chiediamo, insomma, le nuove reti energetiche, pur con tutti gli interessi miliardari e le speculazioni che si portano dietro, riusciranno ad avere delle ricadute positive, non solo da un punto di vista economico? Vogliamo andare a verificare sul campo, con i nostri occhi, come stanno le cose. Partire in viaggio, con i nostri analisti, giornalisti, videomaker, fotografi, disegnatori, organizzando una piccola spedizione dal porto di Varna ai confini con l&#8217;Austria, dal Mar Nero alla Serbia, per raccontare il &#8220;South Stream Project&#8221;. Come finanziarci? Per adesso stiamo pensando di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/BarCamp" target="_blank">partecipare a uno dei Barcamp&#8230;</a></strong></p>
<p>Quarto e ultimo punto. La formazione. La nostra squadra deve continuare a crescere, i ricercatori junior calibrare meglio i loro percorsi individuali, e altri giovani studenti fare il loro ingresso nel vivaio. Per farcela, per tutto il 2011 offriremo a chi avrà tempo, e voglia, un arcipelago di lezioni on line (e quando sarà necessario, anche dal vivo, in aula) per &#8220;addestrarsi&#8221; alla scrittura per il web, al giornalismo e alla editoria on line, e alle diverse forme e agli strumenti di Internet. <strong><a href="http://www.noaweb.it/index.php/corsi/web-writer/" target="_blank">Date un&#8217;occhiata qui per capire di che si tratta.</a></strong> Se v&#8217;interessa, basta scriverci una email per avere altre informazioni. L&#8217;indirizzo è info@noaweb.it</p>
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		<title>Un anno di frontiere e la questione è sempre quella: l&#8217;identità</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 21:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bollenti spiriti]]></category>
		<category><![CDATA[movimento 77]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel luglio scorso vincevamo il bando &#8220;Bollenti Spiriti&#8221; della Regione Puglia, dando vita all&#8217;associazione Questioni di Frontiera. Sembra trascorso un secondo da allora, ma nel frattempo siamo riusciti freneticamente a fare ricerca sui temi della frontiera e della identità. Prima a Bari, all&#8217;Università di lingue e letterature straniere e in centri di formazione privata, poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2080" title="bs" src="http://www.noaweb.it/public/bs.jpg" alt="bs" width="163" height="127" />Nel luglio scorso vincevamo il bando &#8220;Bollenti Spiriti&#8221; della Regione Puglia, dando vita all&#8217;associazione Questioni di Frontiera. Sembra trascorso un secondo da allora, ma nel frattempo siamo riusciti freneticamente a fare ricerca sui temi della frontiera e della identità. Prima a Bari, all&#8217;Università di lingue e letterature straniere e in centri di formazione privata, poi all&#8217;Università di Roma Tor Vergata. Abbiamo messo su una squadra di ricercatori, giornalisti ed educatori, quanto mai prismatica e prensile, un gruppo storico figlio di altri &#8220;gruppi storici&#8221; che l&#8217;anno prossimo darà vita a un nuovo ciclo di seminari intitolati &#8220;Ripensare il Movimento. Materialismo, Esodo, Eresie (1977-2001)&#8221;. <span id="more-2079"></span></p>
<p>Il vivaio dei nostri studenti, circa 40 fra ragazzi e ragazze perlopiù baresi e romani, è cresciuto attraverso i Seminari del 2010, ed attualmente è impegnato sui diversi fronti del lavoro editoriale: scrivere articoli e paper per il nostro sito internet, fare traduzioni, sviluppare le ricerche già proposte a lezione per trasformarle in altrettanti eventi didattici, estemporanei quanto significativi. <strong><a href="http://www.noaweb.it/index.php/2010/05/20/il-punto-sui-seminari-2010-avanti-con-leducational-consulting/">Ecco la nostra squadra, nomi e cognomi.</a> </strong>E&#8217; stato un bel primo anno, davvero.</p>
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		<title>Giornalisti on line. Sabato il seminario alla facoltà di lingue di Bari</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 16:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In California dicono che su Internet bisogna scrivere come “esseri umani”. La Rete ha cambiato il nostro modo di pensare la lettura e la scrittura, ma non tutti se ne sono accorti. Sabato 5 giugno “Questioni di Frontiera” organizza un Seminario sul giornalismo on line presso la Facoltà di Lingue dell&#8217;Università di Bari. (Laboratorio 1, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1939" title="Malaysia Iran" src="http://www.noaweb.it/public/iran1.jpg" alt="Malaysia Iran" width="174" height="120" />In California dicono che su Internet bisogna scrivere come “esseri umani”. La Rete ha cambiato il nostro modo di pensare la lettura e la scrittura, ma non tutti se ne sono accorti. Sabato 5 giugno “Questioni di Frontiera” organizza un Seminario sul giornalismo on line presso la <strong>Facoltà di Lingue dell&#8217;Università di Bari</strong>. (Laboratorio 1, ore 9,00).<span id="more-1938"></span></p>
<p>Il seminario è aperto a tutti coloro che vogliono approfondire lo stile del web e i principi del giornalismo on line in una prospettiva professionale. Le lezioni si svolgono in modalità <em>blended</em>. Per essere più chiari: una lezione in aula computer a Lingue (5 ore), per affrontare gli elementi teorici del giornalismo on line; e 5 ore di tutoring a distanza, la parte pratica del corso – che svolgeremo utilizzando la posta elettronica, messenger e twitter, per comunicare tra docenti e studenti. Nelle lezioni on line approfondiremo il funzionamento delle piattaforme di CMS (<em>Content management Systems</em>), imparando a usare e a scrivere su Wordpress (Drupal, eccetera…). L’obiettivo è di formare un gruppo di “wreaders”, autori-lettori, che siano in grado non solo di ideare e comporre un pezzo giornalistico, ma anche di pubblicarlo on line. Qui di seguito pubblichiamo la graduatoria con gli iscritti che sono stati selezionati per il corso.</p>
<p><strong>Il programma del Corso<br />
</strong><br />
Riassumiamo in estrema sintesi i contenuti del seminario. Una volta iscritti, riceverete una DISPENSA DIDATTICA inedita, a cura dei docenti di QF, con le guidelines necessarie ad approfondirne le tematiche.</p>
<p>• webwriting e scrittura breve. Tagliare, riscrivere, condensare. Come riuscire a esprimere lo stesso concetto in meno parole.</p>
<p>• il giornalismo online. Titolo e primo paragrafo. Le informazioni secondarie. Link e parole-chiave.</p>
<p>• le piattaforme CMS (Content management Systems). Esercitazioni pratiche con Wordpress e Drupal.</p>
<p><strong>In più,</strong> il seminario illustrerà il funzionamento tecnico della censura su Internet e l&#8217;uso del software TOR. (Blocco degli IP, manomissione dei DNS, uso dei Proxy. Rimozione dei risultati di ricerca, sequestro del sito, autocensura. E ancora, controllo delle dorsali oceaniche, ISP, internet cafè). Questa sezione del seminario si concluderà con una breve illustrazione del lavoro di <em>Open net Initiative</em> (ONI) che si occupa di documentare e monitorare la censura informatica nel mondo.</p>
<p><strong>E dopo? </strong>Il vincitore inizia una collaborazione retribuita con la rivista “Questioni di Frontiera” (stesura di articoli giornalistici su commissione, report e libri-bianchi, traduzioni). Segnaleremo i curricula più interessanti alle testate giornalistiche, alle riviste e alle case editrici che sono legate al nostro network.<strong></strong></p>
<p><strong>Graduatoria con l&#8217;elenco dei partecipanti*<br />
</strong><br />
Carlo Cito<br />
Silvia Moresi<br />
Laura Fracasso<br />
Maria Teresa Le Noci<br />
Massimo Guastella<br />
Lorena Perchiazzi<br />
Grace Busco<br />
Rossella Rinaldi<br />
Laura Ressa<br />
Ina macina<br />
Claudia Attolico<br />
Mariano Intini<br />
Alessia Gervasi</p>
<p><em>(I borsisti che frequentano gratuitamente il corso)</em></p>
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		<title>Questione di squadra</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 22:19:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Senior Research: Anna Simone, Fabio Moliterni, Gino Lorenzelli, Lavinia Hanay Raja, Roberto Santoro, Annalisa Marroni.
Junior Research: Claudia Attolico, Jacopo Giannangeli, Silvia Moresi, Paolo Pettinato, Nezka Fijeli, Maria Teresa Lenoci, Silvia Buffo, Dora Paola Sposato.
Educational Consulting: Monica Marzocca
The President: Luigi Santoro
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1878" title="idea" src="http://www.noaweb.it/public/idea-150x150.jpg" alt="idea" width="150" height="150" /><strong>Senior Research:</strong> Anna Simone, Fabio Moliterni, Gino Lorenzelli, Lavinia Hanay Raja, Roberto Santoro, Annalisa Marroni.</p>
<p><strong>Junior Research</strong>: Claudia Attolico, Jacopo Giannangeli, Silvia Moresi, Paolo Pettinato, Nezka Fijeli, Maria Teresa Lenoci, Silvia Buffo, Dora Paola Sposato.</p>
<p><strong>Educational Consulting:</strong> Monica Marzocca</p>
<p><strong>The President</strong>: Luigi Santoro</p>
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		<title>Tor Vergata 2010. Il vincitore dei Seminari</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 16:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; passata qualche settimana, abbiamo riletto  i progetti ma soprattutto ci siamo chiesti: come premiare il vostro lavoro? Premiare la testa o il cuore, l&#8217;originalità o lo stile, o che cos&#8217;altro? In fondo, ogni volta che ci troviamo a dover decidere cambia tutto, e ad entrare in gioco, oltre al merito e alla bravura, sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1383" title="obamawin" src="http://www.noaweb.it/public/obamawin.jpg" alt="obamawin" width="234" height="156" />E&#8217; passata qualche settimana, abbiamo riletto  i progetti ma soprattutto ci siamo chiesti: come premiare il vostro lavoro? Premiare la testa o il cuore, l&#8217;originalità o lo stile, o che cos&#8217;altro? In fondo, ogni volta che ci troviamo a dover decidere cambia tutto, e ad entrare in gioco, oltre al merito e alla bravura, sono altre questioni come il &#8220;fattore umano&#8221;, quanto siamo riusciti a conoscervi, il &#8220;feeling&#8221; che si è stabilito durante le lezioni (e fuori), i rapporti saremo in grado di stabilire con ognuno di voi. Così, dopo tanto pensare e ripensare, alla fine abbiamo scelto di premiare il cuore, cioé la capacità di condividere &#8211; ironicamente, e con umanità, che non guasta mai &#8211; le proprie idee e la voglia di fare.<strong> Il progetto vincitore dei Seminari di Tor Vergata è quello di Paolo Pettinato</strong>, che da questo momento ha tre mesi per realizzare ciò che ha promesso: una serie di interviste agli autori balcanici.<span id="more-1017"></span></p>
<p>Ma non di solo cuore si vive, come abbiamo cercato di consigliarvi a lezione. E quindi l&#8217;obiettivo, e qui ci rivolgiamo direttamente a Paolo, è di riuscire nell&#8217;impresa che era emersa, solo di sfuggita, durante la presentazione del progetto: trasformare questo ciclo di interviste in un modulo &#8220;vendibile&#8221; nelle scuole superiori, tra PON, POF, e tutto quello che può trasformare la teoria nella pratica del fund-raising (vale per ognuno di<br />
voi, non appena avremo caricato i progetti del 2010 sul sito inizieremo a cercare degli sponsor, e vi invitiamo a fare altrettanto).</p>
<p>Ma se questa esperienza vi ha divertito, sperando anche di avervi lasciato qualcosa in più di qualche nozione, non finisce qui. Date un&#8217;occhiata al <a href="http://www.noaweb.it/index.php/corsi/web-writer/" target="_blank"><strong>seminario sul webwriting e il giornalismo on line</strong></a> dove potremmo incontrarci nuovamente per approfondire le tecniche della scrittura per il web, in una prospettiva professionale. <a href="../index.php/corsi/web-writer/?phpMyAdmin=vIMStXtr0WhD94RjcJDvpNefOUf" target="_blank"></a>Se vi va di essere dei nostri, anche in questo caso, e sempre gratuitamente, basta affrontare la prova di selezione on line.</p>
<p>E occhio al sito, stiamo continuando ad aggiornarlo con i pezzi che ci mandate, come l&#8217;ultimo, <a href="http://www.noaweb.it/index.php/2010/04/01/1373/" target="_blank"><strong>un bel lavoro scritto da Miriam</strong></a> a ridosso della vittoria di Nichi Vendola in Puglia.</p>
<p>Ci siamo dilungati più del previsto ma in fondo ve lo dovevamo. E&#8217; stata una gran bella esperienza, almeno per noi, e a costo di sembrare retorici la porteremo nella memoria. Non è stato solo un lavoro, non sono state delle semplici lezioni universitarie, piuttosto un modo per conoscerci e scambiare saperi, generazioni e sensibilità diverse.</p>
<p>In un mondo che a volte non riserva grandi sorprese, ci piace credere che ci sia ancora tempo per &#8220;lottare, con passione, e anche con rabbia&#8221;, come ha detto la Hanay a qualcuno di voi, là fuori, tra una sigaretta e l&#8217;altra, in una bella e matta mattina di marzo.</p>
<p><strong>Diario dei Seminari</strong>. E così, anche questa  edizione dei <a href="http://www.noaweb.it/index.php/seminari/" target="_blank"><strong>Seminari di QF</strong></a> è finita. Nel giorno in cui Roma ospitava la manifestazione del Pdl per le elezioni regionali, alla Facoltà di Lettere di Tor Vergata i nostri studenti discutevano i loro progetti di ricerca, tante buone idee da sviluppare nei prossimi mesi &#8211; lontani dalla politica degli slogan e attenti a esprimere se stessi e il proprio talento. A breve, decideremo qual è il progetto vincitore della borsa di studio. Per adesso ringraziamo i nostri docenti, gli studenti che hanno partecipato al corso (già pensiamo a un gemellaggio con i &#8220;colleghi&#8221; baresi), l&#8217;Università di Lettere di Tor Vergata che ci ha ospitato, e gli amici di Bollenti Spiriti che hanno permesso tutto questo.</p>
<p>Questa esperienza ci rassicura almeno su una cosa: le università italiane sono piene di studenti che pensano con la propria testa. L&#8217;importante è lasciarli fare, metterli alla prova, spingerli a prendere la parola e a dire la loro. Nella prima lezione, il 13 febbraio scorso, abbiamo fissato le <em>guidelines </em>del nostro metodo, la genealogia, da applicare ai diversi indirizzi di ricerca che sono state seguite nelle settimane successive. Abbiamo anche parlato del Sud, della memoria dimenticata, delle nostre tradizioni popolari e di identità locali che riemergono. Nella seconda lezione, invece, si è discusso &#8211; ancora &#8211; di orientalismo e di come la stampa occidentale guarda al mondo islamico (e viceversa). Poi, una lunga, attenta lettura collettiva del Discorso del Cairo del Presidente Obama, inframmezzata da spunti e riflessioni (le nostre, le vostre) sulla storia recente e il destino prossimo venturo degli Stati Uniti. E ancora, nelle successive lezioni, abbiamo perfezionato il metodo di lettura e di &#8217;smontaggio&#8217; dei testi per svelare gli stereotipi (anche i nostri) che sorreggono le narrazioni sui rapporti tra Occidente e Islam e sul fenomeno dei neoconservative americani. Con un&#8217;incursione nell&#8217;universo di Google, tra le censure, le dittature e i limiti della webcrazia, con l&#8217;impressione che anche il &#8216;testo&#8217; della rete vada letto, decrittato e decostruito &#8211; direbbe Fortini &#8211; con il candore delle volpi e con l&#8217;astuzia delle colombe. Poi spazio ai temi dell&#8217;immigrazione, con la lettura e il commento del discorso di Gordon Brown che ha segnato una svolta nella politica sulla immigrazione inglese, tra &#8220;cittadinanza di prova&#8221; e test per diventare cittadini britannici. Si è parlato di vecchi e nuovi muri, dalla barriera di sicurezza costruita da Israele per arginare l&#8217;intifada dei kamikaze a quello che separa Messico e Stati Uniti. L&#8217;ultima lezione è stata dedicata ai Balcani, al &#8220;risorgimento&#8221; dei popoli slavi nel XIX secolo, alla definizione dell&#8217;idea di Nazione durante il Romanticismo, con un occhio alla letteratura inglese e agli hobbit di Tolkien.</p>
<p><em>Di seguito, pubblichiamo alcuni tra i migliori articoli scritti dagli studenti, relativi alle lezioni su</em> Giornalismo e Islam<em>, ma ci sono anche spunti interessanti sul discorso di Obama al Cairo e alcune valutazioni analitiche sul primo anno dell&#8217;amministrazione USA. Senza dimenticare la questione del nucleare, il rispetto delle libertà religiose e l&#8217;affaire Google. </em><em>Insomma, una palestra utile per il web journalism applicato ai temi dell&#8217;attualità, tra geopolitica e storia sociale della cultura, tra Occidente e Islam. Attenzione ai</em> titoli<em> e alla</em> scrittura breve<em>&#8230;</em></p>
<p><strong>Tor Vergata 2010 &#8211; Gli articoli</strong></p>
<p><em>Per un serio dibattito sul nucleare ci vorrebbe un discorso di Obama in Parlamento</em></p>
<p>di Annarita Favilla</p>
<p>Circa una settimana dopo l&#8217;approvazione del decreto del Consiglio dei Ministri sul nucleare, arriva il 16 febbraio l’annuncio del Presidente Barack Obama della concessione della garanzia federale a un primo prestito di 8,2 miliardi di dollari alla società di energia elettrica Southern Co, per la costruzione di due nuovi reattori nucleari di terza generazione in Georgia, che entreranno in funzione rispettivamente nel 2016 e 2017. Il piano prevede la creazione di 3500 nuovi posto di lavoro di cui 800 permanenti.<br />
Di fatto, l’amministrazione Obama è riuscita a sbloccare il primo prestito di garanzia da un fondo di 18,5 miliardi di dollari, istituito nel 2005 dal Ministero dell’energia di Bush per stimolare iniziative imprenditoriali volte a ridurre o eliminare le emissioni di carbonio; nessuno in questi anni aveva avanzato proposte di questo tipo riguardo il nucleare, mentre Obama ha chiesto di triplicare tale fondo nel budjet per il Dipartimento dell’Energia relativo al nuovo anno, cosicché le risorse arriveranno complessivamente a 54,4 miliardi, abbastanza per costruire sei o sette nuove centrali se queste però rispetteranno i requisiti di sicurezza e otterranno quindi la licenza dalla Nuclear Regulatory Commission (si tratta quindi di incentivi ‘vincolati’).</p>
<p>La decisione di riaprire al nucleare dopo ben 30 anni non avrebbe evidentemente destato la stessa particolare sorpresa presso l’opinione pubblica internazionale se non fosse stata presa dal nuovo Presidente democratico, e rappresenta un ulteriore esempio di “sterzata” politica rispetto alle promesse della campagna elettorale; atteggiamento che, fin dai primi mesi di presidenza, gli ha guadagnato l’accusa di cambiare spesso opinione su temi importanti, quando non di nascondere le sue reali intenzioni</p>
<p>Dopo la rottura con la base pacifista (Afghanistan) e sindacalista (questione sanitaria e industria automobilistica), perché decidere di fare altrettanto con gli ambientalisti? E’ bene riportare le sue dichiarazioni senza isolarne frasi o espressioni, e tenendo presente come la strategia comunicativa di Obama è andata via via sviluppandosi durante il suo mandato in risposte complesse (e anche difficilmente intellegibili per i loro risvolti spesso prettamente tecnici) e in sintonia con la situazione e il momento storico preciso in cui si trovava a parlare.</p>
<p>Perchè, per quanto Obama abbia la capacità di mettere in gioco nei suoi discorsi questioni che riguardano noi tutti come cittadini e occidentali, e i suoi sostenitori in tutto il mondo ne siano affascinati proprio per questo, bisognerebbe fare forse una distinzione tra il contesto politico ed economico propriamente statunitense  e la situazione politica italiana, forzandone l&#8217;interpretazione in termini di paragone diretto con il recente decreto legislativo del governo Berlusconi. Si riportano alcuni estratti del discorso di Obama su questa &#8217;svolta&#8217;  verso il nucleare:</p>
<p>“Io credo che la creazione di lavori verdi sarà il traino della nostra economia per un lungo periodo. Per questo abbiamo destinato un grande ammontare di denaro per l’energia solare, quella eolica, il biodiesel e tutte le altre fonti di energia pulita. Nello stesso tempo, però, sfortunatamente, per quanto velocemente crescano queste fonti, avremo un enorme fabbisogno di energia che non potrà essere soddisfatto da queste. E la domanda è: ‘Da dove verrà questa energia?’ L’energia nucleare ha il vantaggio di non emettere gas serra e dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che paesi come la Francia ed il Giappone, ed anche altri paesi, sono stati molto più aggressivi nel ricorrere all’energia nucleare e con molto più successo, senza alcun incidente. Siamo consapevoli dei problemi legati al combustibile esausto ed alla sicurezza, ma siamo fermamente convinti che questa via sia da percorrere se siamo preoccupati per il cambiamento climatico.”<br />
“So che per molto tempo è stato dato per scontato che chi sostenesse l’ambiente fosse necessariamente contrario al nucleare. Sebbene non abbiamo investito in centrali nucleari per gli ultimi 30 anni, resta il fatto incontrovertibile che l’energia nucleare è il nostro principale combustibile che non produce emissioni di carbonio. Per soddisfare i nostri crescenti bisogni di energia e prevenire le peggiori conseguenze del cambiamento climatico, abbiamo bisogno di aumentare la nostra offerta di energia nucleare. E’ così, semplicemente.”.</p>
<p>La risposta alla domanda, dunque, è presto data. La decisione di aprire adesso le porte alla lobby nucleare è inscritta negli obiettivi a breve e brevissimo termine dell’amministrazione democratica. Ma, a ben guardare, quelli dettati da esigenze più strettamente economiche &#8211; creazione di nuovi posti di lavoro, riduzione della dipendenza dal petrolio straniero, incentivi all’innovazione e alle nuove tecnologie avanzate &#8211; sembrano in questo momento il traino per la più stringente esigenza politica di trovare un punto di incontro con i repubblicani, necessario ad ottenere un più sicuro appoggio alla legge sul clima attualmente in stallo al Senato.<br />
Nonostante questo provvedimento sembri per il momento sorvolare sulle eventuali misure di sicurezza da adottare riguardo al problema delle scorie, e i suoi effetti risultino complessivamente minimi da un punto di vista pratico (considerando la percentuale degli effettivi nuovi impiegati nel settore, e il numero di richieste di nuovi reattori che saranno definitivamente approvate nei prossimi anni), potremmo concludere che sia stato comunque frutto di scelte ben precise e ponderate in termini di equilibri interni, e che rappresenti l’espressione contingente di un pacchetto ambientale complessivo all’interno del quale erano, in maniera più o meno diretta, emersi riferimenti a petrolio, carbone e “nucleare pulito”, accanto alle promesse di nuovi greeen jobs per la gioia degli ambientalisti.</p>
<p>Succede intanto che questa nuova ‘svolta&#8217; di Obama viene tradotta in Italia da vecchi e nuovi attivisti del nucleare che si sentono ora più rassicurati ad inveire contro gli ambientalisti; e, dall’altra parte, gli irriducibili fedeli alle energie rinnovabili e i militanti anti-nucleare minimizzano l’efficacia della questione o sembrano far finta di non essere informati sulla corsa al nucleare che in questi anni sta interessando il resto del mondo.<br />
Ma prima di desiderare di applicare in casa l’esempio americano, dovremmo  considerare che negli Usa esistono già 103 centrali (che generano il 20% dell’elettricità) e che un dibattito sulle politiche energetiche è ben presente all’opinione pubblica. Il fatto che in Italia non esista un serio dibattito pubblico sulle questioni ambientali ed energetiche, impedisce di paragonarci all’America come alla Francia, ed è il motivo per cui oggi abbiamo un ddl del centro-destra che però non incontra il favore di 11 regioni e della popolazione in generale, e proprio in vista delle imminenti elezioni regionali. La questione ambientale rimane un tema di scontro politico, intriso di stereotipi di comodo per una parte e per l’altra, con il risultato incredibile che, al decreto approvato e quindi con l’avvio del percorso per la scelta delle aree idonee da parte delle imprese costruttrici, i candidati di sinistra confermano il loro “No” netto e quelli di destra dicono “Si, ma non nella mia regione”.<br />
La Puglia, ad esempio  - insieme a Campania, Basilicata e poi anche altre regioni &#8211; ha votato una legge regionale che impedisce la costruzione di centrali e il deposito di scorie nel proprio territorio; legge votata anche da consiglieri del centro-destra, come ha ricordato il Presidente Vendola.<br />
Il Consiglio dei Ministri, dal canto suo, ha impugnato queste leggi davanti alla Corte Costituzionale appellandosi al merito e al diritto: “per non creare pericolosi precedenti per le Regioni, che potrebbero agire autonomamente in una materia concorrente con lo Stato”.<br />
Entrambe queste iniziative si dimostrano poco coerenti rispetto alle precedenti prese di posizione delle due parti politiche in tema di rapporto Stato-regioni (e rinviano quindi alla mancanza di un dibattito serio sul federalismo), ma rispecchiano in ultima analisi la necessità di gestire il consenso delle comunità locali sul futuro del loro territorio.<br />
Allora, domandiamoci: non è ora di mettere la gente nelle condizioni di conoscere tutte le possibilità che l’Italia ha oggi a disposizione per garantirsi un futuro di sviluppo e innovazione e di decidere quale sia il sistema energetico (o mix energetico) migliore per tutti ora?<br />
Non è urgente promuovere un discorso pubblico, maturo e sereno tra le parti – attraverso tutti i media, e non solamente tra specialisti, studiosi e appassionati -  così che il cittadino comune possa smettere l’abitudine di associare il nucleare ai capitalisti-speculatori e i pannelli solari agli ambientalisti-acchiappanuvole? O abbiamo bisogno che Barack Obama venga qui da noi a farci un discorso su misura?</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>Google e l&#8217;Italia, l&#8217;utopia della biblioteca universale</em></p>
<p>di Alfredo Spalla</p>
<p>E’ stato raggiunto questa settimana un accordo fra il ministero dei Beni culturali e il motore di ricerca Google per la digitalizzazione di un milione di testi della letteratura italiana. L’operazione coinvolgerà le biblioteche nazionali di Roma e Firenze e prevederà la fruizione delle opere di pubblico dominio, ovvero non coperte dal diritto d’autore, antecedenti al 1868. Il ministro Bondi ha espresso soddisfazione per l’accordo siglato delle due parti, commentando positivamente l’iniziativa: “E’ sempre stato un sogno dell’uomo quello di possedere una biblioteca universale, gratuita e accessibile a tutti. Oggi grazie a questo progetto l’utopia diviene realtà”.</p>
<p>L’intera digitalizzazione e scannerizzazione dei testi originali sarà a cura del colosso di Mountain View, per una cifra che Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale ha individuato intorno ai “cento milioni di euro”. I libri digitali saranno prima catalogati e poi resi disponibili sulla piattaforma Google books e su quella del ministero italiano. In molti hanno definito “storico” il patto stipulato anche perché si tratta del primo accordo del motore di ricerca statunitense con un governo nazionale e con un ministero della Cultura. “I leader vanno con i leader” così si è espresso Mario Resca, sottolineando che “Google è leader del web, mentre l’Italia è leader nella cultura”.</p>
<p>L’accordo, che comunque non ha carattere esclusivo, pone interessanti quesiti e dubbi difficilmente trascurabili. Nonostante sia innegabile la bontà del progetto, che lancia il nostro paese verso un’evoluzione informatico-letteraria, resta da chiedersi chi ci guadagna in tutto ciò. Con mia grande sorpresa, assistendo alla conferenza stampa di presentazione dell’accordo, ho ascoltato molti giornalisti punzecchiare Nikesh Arora, president global sales operations &amp; business devolopment di Google: “Signor Arora – ha chiesto uno stimato giornalista – posso chiederle cosa ci guadagna Google investendo nella digitalizzazione di un milione di testi e spendendo 100 milioni di euro?”. Sorridendo ho ripensato alla lezione di Lavinia Hanay Raja del Corriere.it, e mi sono risposto che Google difficilmente fa qualcosa a perdere. L’Italia invece è maestra in questa arte. Abbiamo dato un milione di libri di proprietà dello stato e patrimonio della nostra letteratura in pasto a Google, oppure abbiamo incentivato la diffusione della cultura italiana nel mondo ? E inoltre, è legittimo che lo Stato concluda un accordo così importante con un privato, senza trarne benefici evidenti ?</p>
<p>C’è chi potrebbe rispondere che così abbiamo tutelato le nostre opere da eventuali incidenti, salvaguardando il nostro bene più prezioso: la cultura. D’accordo, ma perché l’Italia non l’ho fatto da sola ? Semplice, perché non ha i soldi né la mentalità imprenditoriale per farlo. Finché non avremo le casse piene, continueremo a mangiare porcini pensando che siano tartufi, ma d’altronde è un po’ il nostro destino e bene o male lo continuiamo ad accettare.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>Nella &#8220;Map Room&#8221; con il Dalai Lama: la bizzarra diplomazia di Obama</em></p>
<p>di Alfredo Spalla</p>
<p>Change. Hope. People. Era il 4 Novembre del 2008, quando molte persone sentirono queste tre parole risuonare nell’aria. Tanti italiani, compreso il sottoscritto, rimasero svegli davanti alla televisione per seguire l’elezione di Barack Obama, percependo che qualcosa nel mondo stesse cambiando. L’entusiasmo per il 44esimo Presidente degli Usa si diffuse su scala globale, contagiando media e cittadini in ogni angolo d’Europa.<br />
A poco più di due anni da quel giorno la presidenza di Obama ha assunto altre caratteristiche. A volte ha saputo confermarsi, altre volte ha deluso. Per avere una visione aggiornata e completa dell’argomento ho deciso di soffermarmi sugli episodi d’attualità, utilizzando come strumento d’analisi alcuni quotidiani britannici, notoriamente poco inclini al pensiero democratico.  La notizia presa in esame è la visita del Dalai Lama alla Casa Bianca.</p>
<p>Il 18 febbraio del 2010 il Presidente degli Stati Uniti riceve il leader spirituale buddista, disattendendo così il monito lanciato dalla Cina, che aveva caldamente sconsigliato l’incontro fra i due premi Nobel per la Pace. Obama, ignora il tutto e concede un’ora di colloquio al Dalai Lama, ospitandolo nella “Map Room” e non nello “Studio Ovale” (formalità riservata ai capi di stato esteri). I due non parlano di politica, ma di diritti umanitari, pace nel mondo e identità religiosa. Un incontro definito da Ewen MacAskill del Guardian “low profile”; non sono ammessi fotografi e giornalisti e anche i contenuti del colloquio rimangono piuttosto oscuri.</p>
<p>Nello stesso articolo, apparso sul sito del quotidiano inglese il 18 febbraio, il giornalista inglese non tace l’approccio avuto in passato da Obama nei riguardi del capo spirituale tibetano: “The Tibetan leader visited the US twice last year but Obama refused to see him, explaining that he first wanted to visit China, which he did in November”.</p>
<p>Notiamo perciò come le prime intenzioni di Barack Obama siano concilianti nei confronti del governo di Pechino. A Novembre effettua la sua visita in Cina, ma a Febbraio sfiora, anzi crea un caso diplomatico. La Repubblica Popolare non gradisce, proprio come riporta il Daily Telegraph in un articolo del 18 febbraio: “China has condemned President Barack Obama’s meeting with the Dalai Lama at the White House as a “gross violation” of international relations and called for the United States to “stop conniving and supporting anti-Chinese forces”. Il governo asiatico convoca l’ambasciatore statunitense, presentando una protesta ufficiale dichiarandosi “insoddisfatta” dell’incontro. Un errore anche secondo Steve Clemons della Washington’s New America Foundation: “I would want him to meet him but this is the wrong time, with a stack-up of issues. I think it is a mistake”.</p>
<p>Profondamente critico anche il Daily Mail del 18 febbraio, che innanzitutto attacca il presidente degli Usa per aver riservato al Dalai Lama un’uscita non propriamente consona a un capo spirituale. Il Dalai Lama uscendo passa fra l’immondizia della Casa Bianca. Un dettaglio che non sfugge al quotidiano: “Obama defies China by meeting Dalai Lama (but makes him leave via rubbish bags at side exit)”. Certo, solamente un dettaglio, ma dai dettagli si capiscono molte cose. L’episodio dimostra poca attenzione da parte dello staff del presidente. Sommario e sicuramente poco diplomatico anche il commento di Robert Gibbs, portavoce della presidenza, sulla reazione di Pechino: “Chinese officials have known about this and their reaction is their reaction.”</p>
<p>Con quale superficialità si può affermare che la reazione cinese riguardi solamente la Cina ? Queste parole denotano una mancanza di tatto politico, che un portavoce dovrebbe dimostrare d’avere. Il Daily Telegraph non ignora nemmeno le possibile conseguenze dell’accaduto: “The visit could complicate Washington&#8217;s efforts to secure China&#8217;s  help on key issues such as imposing tougher sanctions on Iran, resolving the North Korean nuclear standoff and forging a new global accord on climate change. Diplomats already expect that China&#8217;s President Hu Jintao will not attend a nuclear summit in Washington this April, however a much more serious step would be to cancel a state visit to America planned for November”.</p>
<p>Secondo una mia personale opinione, in questa occasione l’amministrazione Obama ha dimostrato una scarsa lungimiranza. Non dimentichiamo che la Cina è una potenza in continua crescita economica, che ha e avrà un notevole peso internazionale. Sottovalutarla o bistrattarla è un grave errore sia diplomatico che politico. Sacrificare equilibri internazionali o le sorti dei mercati, in nome di un incontro “low profile”, non è una mossa accorta. Gli Stati Uniti, e dunque il loro presidente, dovrebbero cominciare a pensare alla Cina come ad un paese paritario e non inferiore, perché forse un giorno gli equilibri potrebbero rovesciarsi e forse avere Pechino come alleato non sarebbe poi un gran danno.</p>
<p>Inoltre, Obama nell’incontro con il Dalai Lama si è comportato con sufficienza. Prima ha dato ascolto alla Cina, poi ne ha ignorato le richieste, infine ha ospitato il leader tibetano senza troppe formalità, dimostrando un minimo di sudditanza verso Pechino. Salvo poi recriminare sull’ingerenza asiatica.</p>
<p>Il clima, la questione iraniana, Taiwan, il commercio internazionale non sono elementi da gestire con superficialità. Una crisi diplomatica con la Repubblica Popolare era l’ultima cosa di cui avevano bisogno in America. Impegnare sul fronte estero un governo già attivo sul fronte nazionale, implica un dispendio inutile d’energie e uomini. Ritengo, quindi, che questo fatto d’attualità sia esplicativo di una serie di fattori e più in generale della politica di Obama. Spesso contagiato da uno staff stantio e da decisioni figlie del compromesso, il presidente degli Usa sta dimenticando ciò che aveva promesso al mondo. Una speranza di cambiamento alle persone. Parafrasando una canzone dei Quanta Ladeira, un gruppo brasiliano, sarcasticamente chiuderei dicendo che: “Ta todo mundo confiando em Obama se Obama fizer﻿ mxxda fudeu&#8230;.”</p>
<p><em>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</em></p>
<p><em>L&#8217;amministrazione Obama e la gestione della crisi </em></p>
<p>di Miriam Marinaccio</p>
<p>Le generose aspettative dell’opinione pubblica democratica sulla rinascita del sogno americano e le speranze dei pacifisti su un<em> appeasement </em>delle tensioni politiche e militari del (dis)ordine mondiale sembrano essere evaporate insieme ai dollari della più grande crisi finanziaria vissuta dai tempi della Grande Depressione.</p>
<p>La vittoria del presidente nero resta epocale e sintomatica di una profonda volontà di cambiamento. Nell’attuale sistema multipolare del disequilibrio del post guerra fredda, l’indebolita gemonia americana prova a fatica a risolvere dubbi e incognite economiche, militari e politiche. Le finanze pubbliche sono sempre più di proprietà cinese. La crisi finanziaria ha fatto esplodere il debito per il sostegno pubblico alle banche e per i piani di risanamento industriale, mentre la disoccupazione continua a restare su livelli a due cifre.</p>
<p>I conflitti in Iraq e in Afghanistan, ricevuti in eredità dalla presidenza Bush, hanno svelato crudelmente la complessità dei moderni scenari bellici e il fallimento degli interventi militari unilaterali. La ricerca di nuovi sentieri diplomatici e di strategie di controllo delle tensioni internazionali legate alla sicurezza energetica e alla  diffusione del rischio nucleare non può essere rimandata.</p>
<p>Le operazioni antiterroristiche della NATO non sono riuscite a scongiurare gli attentati alle Ambasciate e alla sede Onu di Kabul, e ancor meno a proteggere la popolazione civile afghana. La ricerca di interlocutori credibili tra i Taliban appare per il momento solo un&#8217;ipotesi teorica, sebbene il  ritiro delle truppe è già stato  previsto per l’estate del 2011.</p>
<p>L’incognita nucleare iraniana si inserisce nel complesso scenario medio-orientale. I negoziati con Ahkmadinejad non hanno portato fino a questo momento a nessuna intesa concreta. L’instabilità del regime complica il rebus diplomatico. L’ormai datato fallimento della Road map palestinese e la politica degli insediamenti di Natanyahu hanno creato un pericoloso stallo nelle relazioni israelo-palestinesi, che continua ad un anno dalla guerra di Gaza. Il freddo distacco tra l’amministrazione Obama e la destra israeliana al potere rischia di intralciare irrimediabilmente l’ accordo con Teheran. Le invettive del presidente iraniano volte a negare la legittimità dello Stato ebraico rischiano di scatenare la reazione armata di Israele e di mettere irrimediabilmente fine ad ogni trattativa sull’arricchimento dell’uranio a soli scopi civili.</p>
<p>Le battaglie politiche con cui  la presidenza Obama si è sforzata di confrontarsi sono molteplici, e questo è valso al neo presidente un Nobel per la Pace “alle intenzioni” e alle manifestazioni di buona volontà. L’impegno ideale accompagnato dal senso di responsabilità con cui Obama ha cercato di districarsi tra le intricate vicende internazionali è stato ripagato dal riavvicinamento con la Russia  a seguito dell’abbandono del progetto di difesa antimissilistica in Europa centrale, dai tentativi di dialogo con Teheran, dallo sviluppo delle relazioni politico-diplomatiche con la Cina. L’indecisione sull’Afghanistan, i tentennamenti sulla chiusura della prigione di Guantanamo, il blocco della legge sul clima in Senato lasciano dubbi sull’ orientamento strategico e sull’effettiva capacità di leadership mondiale del neo presidente.</p>
<p>In politica interna il presidente Obama affronta forse la sfida più difficile. La posta in gioco nella battaglia per la riforma sanitaria è alta. Il pacchetto di leggi discusse al senato è ambizioso, la copertura sanitaria riguarderebbe infatti oltre trenta milioni di americani che ne sono attualmente sprovvisti. Pervenire ad un accordo con la Camera e raggiungere questo storico traguardo ridarebbe fiducia e impulso all’amministrazione.</p>
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<p><em>Il cambiamento e la retorica nel discorso di Obama al Cairo</em></p>
<p>di Carlo Scopa<br />
Oramai è trascorso più di un anno dall’elezione di Barack Obama: il primo presidente afro-americano degli Stati Uniti, il “presidente del cambiamento”. Proprio su queste due definizioni Obama ha impostato vittoriosamente la campagna elettorale presidenziale 2008.<br />
Il primo punto della campagna è stato giocato attraverso un politica post-razziale, ritenendo inopportuno e controproducente, dal punto di vista elettorale, riproporre i temi della discriminazione razziale. Ricordiamo che Obama, proveniente da una famiglia della classe media bianca, non ha avuto esperienza della vita nei ghetti delle città del Nord e del movimento per i diritti civili, esperienza che invece ha vissuto sua moglie Michelle.<br />
La seconda parte della campagna elettorale si è incentrata sul cambiamento. Cambiamento rispetto all’aggressiva politica estera dominante negli otto anni di presidenza George W. Bush. Nel concreto il programma elettorale proposto dal Democratic Party prevedeva il ritiro delle truppe dall’Iraq e una riduzione delle forze impegnate in Afghanistan. Progetti che fino ad ora sono stati disattesi, nonché ampliamente smentiti, visto l’ennesimo invio di truppe in Afghanistan.<br />
L’ampliamento del contingente americano, con relativa richiesta di 10.000 unità alla NATO, è stato annunciato pochi giorni dopo il conferimento a Obama del Premio Nobel per la Pace. Questi due avvenimenti sembrano in aperta contraddizione, e forse lo sono. Infatti tale conferimento è stato oggetto di critiche da parte di molti studiosi e giornalisti. Tuttavia pare in perfetta coerenza se andiamo a vedere le motivazioni del premio: gli impegni nel «rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli». Impegni perseguiti da Obama fin dall’inizio della sua presidenza e che hanno trovato una loro summa nel recente discorso del Cairo.</p>
<p>Già nelle prime parti del discorso possiamo individuare il cuore del discorso: la fine della contrapposizione America-Islam, la ricerca di un nuovo inizio – il “cambiamento” – fra gli USA e i popoli musulmani, visto che condividono gli stessi principi.</p>
<p>Esposto il principio della “collaborazione tra i popoli”, Obama ha iniziato a giocare a carte scoperte, trattando progressivamente i temi fondamentali del rapporto col Medio Oriente: la lotta agli estremismi violenti – da notare che tutte le volte che l’oratore ha utilizzato il termine estremismo lo ha fatto sempre seguire dall’aggettivo violento o da suoi sinonimi; la situazione in Iraq e Afhanistan, la questione israelo-palestinese, la democrazia e la libertà religiosa, la condizione femminile.<br />
Indubbia è l’importanza di tale discorso per i temi trattati, ma è fondamentale soffermarci sulla forma del discorso e sulle capacità oratorie di Obama, dovute soprattutto dalla sua personalità carismatica. Proprio questi elementi enfatizzano l’opinione (o il sospetto) che i punti fondamentali in politica estera di Obama possano rimanere solo parole e non si concretizzino de facto. Un corso che è stato già vissuto per altri aspetti da altri presidenti democratici come Franklin D. Roosevelt e John F. Kennedy.</p>
<p>Possiamo concludere che il primo anno della presidenza Obama, in politica estera, ha deluso le grandi aspettative del popolo americano – nonché dell’intero mondo. In politica interna Obama si è dovuto scontrare con la crisi, in parte tamponata ma non superata grazie all’aumento della spesa pubblica previsto nella finanziaria – politica fortemente osteggiata dai repubblicani di McCain ancora legati alla reaganomics. In aggiunta, buona parte della credibilità di Obama si giocherà sul tema della riforma sanitaria, un mostro che ha già divorato molti presidenti.</p>
<p>Si potrà misurare la portata di tale delusione già nelle elezioni del novembre 2010 per il rinnovo della Camera, o potremo assistere a un rinnovo della fiducia, da parte degli elettori americani, al Presidente del &#8220;cambiamento&#8221;.</p>
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<p><em>Le comunità Amisch, gli USA e il rispetto della libertà religiosa</em></p>
<p>di Daniela Silva</p>
<p>Oggi, in un mondo dominato dal consumismo e dalla voglia di successo, ci risulta difficile pensare che possa esistere un altro modo di vivere, ma soprattutto che esista in quella che potrebbe essere definita la patria del consumismo e della modernità: l&#8217;America. Viene quasi spontaneo fare riferimento alla comunità Amish quando si pensano a frontiere e confini, sempre più spesso esistenti in uno stesso Stato.</p>
<p>Gli Amish sono un gruppo religioso che affonda le sue radici nella comunità Mennonita. Il movimento Amish nasce in Francia, a Sainte Marie aux Mines, nel 1693, per poi stabilirsi a Philadelphia quando questa, nel 1776, diviene il simbolo della libertà in seguito alla firma della dichiarazione d&#8217;indipendenza. Nella Contea di Lancaster gli Amish si dedicano principalmente all&#8217;agricoltura, secondo lo stile di vita semplice che avevano scelto in base alle loro convinzioni religiose e senza correre il pericolo, per tali convinzioni, di essere perseguitati come in Europa.<br />
Oggi le comunità Amish vivono in più di venti Stati, oltre che in Canada. Il loro stile di vita è completamente fuori dal tempo e difficile da immaginare in America e altrove. Le donne indossano semplici abiti a maniche lunghe e non si tagliano mai i capelli che portano raccolti sulla nuca coperti da una cuffia, bianca se sono sposate e nera se sono nubili. Gli uomini, invece, indossano abiti scuri e non hanno baffi, solamente dopo il matrimonio si fanno crescere la barba. Questo loro modo di vivere non rappresenta altro che l&#8217;espressione della propria fede ed umiltà. Le comunità vivono molto distanti dal caos delle grandi città, si muovono su carri trainati da cavalli lungo strade private dove non passano automobili. La loro esistenza si svolge su ritmi ottocenteschi, totalmente centrata sulle tradizioni e sui valori morali. Tutta questa severità, pero&#8217;, non impedisce l&#8217;esistenza di un curioso rito chiamato &#8216;Rumspringa&#8217;. Infatti, al compimento del sedicesimo anno di età, i ragazzi possono andare in giro per un anno intero alla scoperta della civiltà dalla quale sono stati, fino a quel momento, tenuti lontani, per fare esperienza e infine scegliere se essere battezzati ed accettare definitivamente le regole della loro fede.<br />
In questo contesto verrebbe spontaneo chiedersi quali sono i rapporti con il governo americano e con le sue leggi. I bambini, ad esempio, studiano fino al compimento dei tredici anni, l&#8217;8th grade school, sotto la supervisione di un&#8217;insegnante Amish in una scuola che ha un&#8217;unica stanza. Il governo americano, invece, impone l&#8217;istruzione fino ai diciotto anni. A questo proposito, una sentenza della Corte Suprema del 1972, esenta i bambini Amish dall&#8217;istruzione obbligatoria fino alla maggiore età. Il perché sarebbe riconducibile al fatto che la regola andrebbe contro «la libertà religiosa». Le leggi americane sulla libertà religiosa, infatti, proteggono gli Amish come altre comunità protestanti eredi delle tradizioni puritane europee. Ancora una volta un esempio di civiltà e, ancora una volta, l&#8217;Italia non è tra i protagonisti.</p>
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		<title>Bari 2009. Diario dei Seminari sulla Frontiera e l&#8217;Identità</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 22:01:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bari, 18 dicembre. L’ultima lezione dei seminari è stata battagliera. Perché abbiamo parlato di questioni che ci stanno a cuore, in modi e forme diverse. Di patrie, migrazioni, vecchi e nuovi muri, grazie alla solida presenza di Anna, che ci ha accompagnato lungo un viaggio ai “confini illiberali delle democrazie liberali”. Maneggiando argomenti dibattuti come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-1044" title="veil" src="http://www.noaweb.it/public/veil-184x300.png" alt="veil" width="100" height="165" />Bari, 18 dicembre</em>. L’ultima lezione dei seminari è stata battagliera. Perché abbiamo parlato di questioni che ci stanno a cuore, in modi e forme diverse. Di patrie, migrazioni, vecchi e nuovi muri, grazie alla solida presenza di <strong>Anna</strong>, che ci ha accompagnato lungo un viaggio ai “confini illiberali delle democrazie liberali”. Maneggiando argomenti dibattuti come il velo, quello “democratico e femminista”, come ci ha spiegato <strong>Dora</strong> con un occhio alla giurisprudenza turca. In queste cinque giornate abbiamo piantato dei paletti che ci differenziano, ognuno di noi con il suo percorso, la sua storia personale, le sue idee, risorse utile a demistificare ideologie e narrazioni consuete. E anche se certe volte siamo stati retorici, quelle retoriche alla fine ci sembra di averle sconfitte, attraverso un modo sano e libero di esprimere le nostre individualità, tra scazzi e lazzi, in un discorso collettivo che sembra destinato a restare aperto, vago e indeterminato. Il prossimo 15 gennaio tocca a voi, discuteremo i vostri progetti di ricerca. Nel frattempo buon Natale e un 2010 da dio.<span id="more-589"></span></p>
<p><em>Bari, 12 dicembre</em>. Se il &#8220;laboratorio-Balcani&#8221; è per definizione inafferrabile, nella sua geografia come nella sua storia, abbiamo tentato di produrre una cartografia di quei luoghi spaziando dal passato al presente, dal cinema alla letteratura. E l&#8217;abbiamo fatto con l&#8217;aiuto di <strong>Gino Lorenzelli</strong>, PR Office del Corridoio VIII attualmente in forze all&#8217;ARPA, che ha parlato della &#8216;chimera&#8217; del Corridoio VIII, delle potenzialità (deluse) di un progetto di integrazione e di cooperazione che sembra uscito dalle agende di politica estera dell&#8217;Italia (della Puglia) e in sede europea. <strong>Marco</strong> ha integrato le analisi di Lorenzelli con il reportage fotografico che nel 2006 ha prodotto insieme ad un altro free-lance nei Paesi del Corridoio (Albania, Macedonia, Bulgaria). Sempre di più, almeno per lo &#8216;zoccolo duro&#8217; dei seminari, si ha l&#8217;impressione di un gruppo che ha gli occhi aperti sul mondo, diciamo così, e che contiene risorse che permettono ai nostri discorsi di attraversare codici e linguaggi plurali e di sconfinare negli &#8216;altrui mestieri&#8217;. E così <strong>Narda</strong>, insieme a <strong>Clara</strong>, hanno preso la parola per illustrare con qualche esempio la ricchezza e la varietà ma anche le &#8216;costanti&#8217; della cultura balcanica contemporanea, tra cinema e letteratura. Senza dimenticare i nodi della memoria e della riconciliazione che la storia di quei Paesi convoca come questioni aperte e irrisolte: la costruzione dell&#8217;identità, la memoria dei conflitti, la loro mancata elaborazione, la dialettica tra amnistia e amnesia.</p>
<p><em>Bari, 4 dicembre</em>. Con la buona stella di <strong>Said</strong> abbiamo continuato ad esplorare i territori delle frontiere e dell&#8217;identità, stavolta misurando il metodo della storia sociale sul tema della costruzione dell&#8217;identità meridionale che abbiamo collocato tra Sette e Ottocento. Nel periodo della ridefinizione dei confini e della scala di valori all&#8217;interno del continente europeo, si dà vita a un paradigma cristallizzato che fa leva sulla distinzione tra un Sud inteso come sede di arretratezza e di barbarie (o di &#8216;pittoresco&#8217;) opposto al modello settentrionale egemone che equivale a modernità, sviluppo e civiltà. Il meridione italiano è interpretato anche come frontiera, zona di confine tra Nord e Sud del mondo, Europa e &#8216;altra&#8217; Europa (l&#8217;Oriente dei Balcani). Queste erano le coordinate del discorso che poi abbiamo cercato di testare facendo un passo avanti (e uno indietro). Abbiamo provato a costruire un breve spaccato della storia sociale del Sud dagli anni Settanta ad oggi, tra le politiche meridionali e nazionali e la nascita delle Regioni, le &#8216;mosse&#8217; degli editori e dei gruppi intellettuali (con le mafie e la degenerazione del sistema politico che attraversano i decenni Ottanta e Novanta) e abbiamo individuato nel <strong>ritorno</strong> il tema ricorrente delle &#8216;nuove&#8217; voci del cinema e della letteratura. E grazie agli ospiti della giornata abbiamo collegato le esperienze storiche di Ernesto De Martino ai fenomeni attuali della riscoperta della musica popolare: un <strong>musicologo</strong> un po&#8217; fuori dagli schemi e poi un&#8217;amica di QF, <strong>Agata</strong> di <a href="http://leradicidelsuono.blogspot.com/" target="_blank"><strong>Radici del Suono</strong></a>, ci hanno parlato del passato e del futuro, dei limiti e delle potenzialità del rilancio delle identià locali. E <strong>Marco</strong> ci ha fatto vedere le sue inchieste fotografiche in Basilicata e a Bari (vecchia). Alla fine sembravamo d&#8217;accordo su un punto: l&#8217;identità meridionale ha un futuro soltanto se riusciremo a pensarla in un contesto geo-politico e culturale più vasto, rileggendola con la profondità storica dello studio e della ricerca, oltre che col (sano) cazzeggio e con la disposizione all&#8217;apertura (allo &#8217;scambio&#8217;). Una miscela di anarchia e di pragmatismo, come dimostrano l&#8217;attività e la passione di Agata. E quindi alla prossima puntata, per parlare di tubi, infrastrutture e Corridoio 8 (il pragmatismo), ma anche di cinema e di letteratura nei Balcani.</p>
<p><em>Bari, 27 novembre</em>. Nella lezione di questa settimana dei Seminari sulla frontiera e l&#8217;identità, c&#8217;erano facce vecchie e nuove. Ormai abbiamo imparato a riconoscervi uno per uno, ma ci sono state nuove entrate (un po&#8217; trafelate) ed è spuntata <strong>Clara </strong>che, zitta zitta, ci aiuterà a capire meglio che succede a Mosca e da quelle parti. La discussione si è animata nel pomeriggio, leggendo <em>il discorso sulla immigrazione</em> che il premier inglese Gordon Brown ha tenuto a Londra questo mese. Un discorso netto e senza fronzoli sulla identità inglese da preservare, fatto da un laburista che a quanto pare si è stancato di sentirsi dare del molle multiculturalista - e ha tirato fuori gli artigli, in nome di valori come la Nazione, la sicurezza, il ruolo che avranno gli immigrati nella società inglese. Un discorso che ha convinto la nostra <strong>Grace</strong>, &#8220;non sono razzista ma chi arriva da noi deve adattarsi al modo in cui viviamo. Non toglieremo la croce dalle nostre aule&#8221;, e fatto infuriare <strong>Massimo</strong>, &#8220;sarà pure Brown ma io voglio parlarvi del mio paese, il posto dove vivo, che non è Londra, ma è riuscito ad integrare la comunità albanese&#8221;. E <strong>Silvia</strong> che, esperienze pratiche alla mano, ci ha raccontato di quando lavorava al porto di Bari e di che vuol dire essere un profugo o un rifugiato politico, sbattuto dall&#8217;Afghanistan all&#8217;Italia: &#8220;l&#8217;Europa non sa dosare i flussi migratori e il nostro Paese più espelle immigrati più se ne riprende&#8221;. E ancora, <strong>Simone</strong> che non rinuncia al suo realismo, di qualsiasi argomento si parli. Detto questo, e mentre il nostro gruppo si sta rafforzando, coltivando intelligenze e sensibilità, vi aspettiamo venerdì prossimo, quando le amiche di <strong><a href="http://leradicidelsuono.blogspot.com/" target="_blank">Radici del Suono</a></strong> ci parleranno di musica e tradizioni popolari.</p>
<p><em>Lunedì 20 novembre</em> abbiamo iniziato i seminari sulla frontiera e l&#8217;identità. E’ andata meglio del previsto perché eravate numerosi e vi siete dimostrati un bel gruppo, con buone soggettività che speriamo riescano a fare “massa critica”. Di carne al fuoco ne abbiamo messa tanta, forse troppa, ma ci sono sempre piaciute scorpacciate simili. E allora vai con il professor Said, l’Orientalismo, la narrativa di Parise e Saviano, Toni Morrison e il discorso di Obama al Cairo… l’elenco potrebbe essere molto lungo. <strong>Lara</strong> ci ha riportato a una lettura senza troppe pippe mentali dei testi presi in esame, esaltando il valore <em>autonomo</em> e senza fronzoli teorici della “scrittura emotiva” (formiche, formicai… eccetera). <strong>Silvia</strong> ha difeso con passione la causa palestinese (non è stata la sola), ma aspettiamo quelle “nuove idee” che potrebbero aiutarci ad andare oltre la <em>road-map</em>, i “mafiosi” di Hamas e la corruzione di Fatah, e tutto quello che sappiamo, per ridare dignità alla sacrosanta lotta del popolo palestinese in cerca di uno Stato. <strong>Lucia</strong> poi ha sorpreso tutti – e noi per primi – con quell’elogio dell’Ulisse dantesco fatto con eleganza e una notevole proprietà di linguaggio (facci un articolo, <em>facce sognà</em>!). E ancora <strong>Massimo</strong>, che non ha solo testa ma anche – ce lo permetta – un gran cuore; oppure l’(auto)ironia punzecchiante di <strong>Carlo</strong>; quelle osservazioni brevi, acute e pertinenti di <strong>Simone</strong>; e le belle parole di <strong>Grace</strong> su Obama – siamo convinti che se ad ascoltarla ci fossero stati David Axelrod o Rahm Emanuel l’avrebbero subito precettata per uno stage alla <em>White House</em> (della serie, “provaci ancora Obama”). Altri per adesso hanno fatto solo un’incursione, ed altri ancora sono stati più silenziosi e assorti – che non è per forza un male, intendiamoci, ma attenti, vi “costringeremo” a parlare! (ovviamente senza <em>waterboarding&#8230;</em>). Detto questo, arricchite questo spazio con le vostre osservazioni, critiche, idee e quant’altro (basta mandarci un messaggio su fb o una e-mail a info@noaweb.it). Ci vediamo venerdì prossimo. Noi ci siamo divertiti un sacco, voi? A presto, Roberto.</p>
<p>Venerdì 6 Novembre abbiamo presentato i Seminari presso la <strong>Libreria Laterza</strong> di Bari.</p>
<p><strong>FAQ</strong></p>
<p><strong>Dove si svolge il Corso?</strong></p>
<p>A Bari, nella sede di <a href="http://www.eurocomp.it/default.asp"><strong>Eurocomp</strong></a></p>
<p><strong>Chi sono i docenti?</strong></p>
<p><em>Fabio Moliterni</em>, ricercatore in letteratura italiana contemporanea all&#8217;Università del Salento. Parlerà di archivi della memoria, tradizioni popolari, Puglia e Balcani.</p>
<p><em>Roberto Santoro</em>, editor e giornalista. Si occupa di politica estera e giornalismo on line. Parlerò del rapporto tra giornalismo e Islam, ma anche del gasdotto South-Stream.</p>
<p><em>Gino Lorenzelli</em>, giornalista e PR Officere del &#8220;Segretariato per il Corridoio VIII&#8221;. Parlerà dei corridoi paneuropei di trasporto e di storia dei Balcani.</p>
<p><em>Anna Simone</em>, ricercatrice universitaria all&#8217;Università di Napoli. Parlerà dei nuovi muri del XXI secolo.</p>
<p><em>Dora Paola Sposato</em>, autrice e giornalista, ha partecipato ai Seminari 2009 di QF a Roma Tor Vergata. Parlerà del ruolo della donna nell&#8217;Islam e del concetto di &#8220;velo democratico&#8221;.</p>
<p><em>Agata Scopelliti</em>, esperta di tradizioni popolari. Cura il blog leradicidelsuono.blogspot.com Parlerà di musica e tradizione popolare e folk-revival.</p>
<p><strong>Qual è il </strong><strong>Calendario delle lezioni?</strong></p>
<p>Le lezioni dei Seminari  si svolgeranno nella sede di <a href="http://www.eurocomp.it/default.asp" target="_blank"><strong>Eurocomp</strong></a>. Ogni Venerdì, la mattina dalle 9.30 alle 13.30, e il pomeriggio dalle 14.30 alle 18.30.</p>
<p>Ecco le date dei seminari: 20 e 27 novembre (<em>giornalismo e islam</em>), 4 dicembre (<em>archivi della memoria</em>), 11 e 18 dicembre (<em>Storia sociale europea</em>).</p>
<p>Il 18 gennaio discuterete i vostri progetti di ricerca con la nostra commissione esaminatrice e assegneremo la <strong>borsa di studio</strong> dei seminari.</p>
<p>Per avere maggiori informazioni sui Seminari, scrivi a <strong>info@noaweb.it</strong></p>
<p><strong>“Questioni di Frontiera” è vincitrice del bando <a href="http://bollentispiriti.regione.puglia.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=187&amp;Itemid=219" target="_blank">“Principi Attivi” della Regione Puglia</a></strong></p>
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		<title>Nel sessantennale dalla nascita la Cina si scopre in tutta la sua superpotenza</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 13:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Melania Perciballi. Il primo ottobre 1949 Mao fondava la Repubblica Popolare cinese. Sessant&#8217;anni dopo, la Cina ha festeggiato l&#8217;anniversario della &#8220;nuova nascita&#8221; con la più imponente parata della sua storia. Le cerimonie sono iniziate di mattina con 60 colpi di cannone, in una piazza Tienanmen trasformata per l&#8217;occasione in un grande palcoscenico. A circondare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://aphs.worldnomads.com/simon_monk/5/China_Mao_1.jpg" alt="" width="197" height="132" />di <strong>Melania Perciballi</strong>. Il primo ottobre 1949 Mao fondava la Repubblica Popolare cinese. Sessant&#8217;anni dopo, la Cina ha festeggiato l&#8217;anniversario della &#8220;nuova nascita&#8221; con la più imponente parata della sua storia. Le cerimonie sono iniziate di mattina con 60 colpi di cannone, in una piazza Tienanmen trasformata per l&#8217;occasione in un grande palcoscenico. A circondare la piazza 56 immense colonne rosse e oro, una per ogni minoranza del paese. Migliaia di soldati del più grande esercito del mondo hanno sfilato insieme ai più moderni armamenti lungo Chang&#8217;an Jie (via della Pace eterna). Ad attenderli, in piazza Tienanmen, 80.ooo scolari che sostenevano ritratti di Mao e dei suoi successori e cartelli portanti slogan come &#8220;il socialismo è buono&#8221;.<span id="more-590"></span></p>
<p>Dopo i militari, hanno sfilato 60 carri allegorici rossi e gialli: alcuni di questi trasportavano star dello sport cinese, ricordando i giochi olimpici dell&#8217;anno scorso; altri evocavano la conquista dello spazio ed altri ancora mostravano diversi simboli del progresso e delle conquiste cinesi. Nel corso della sfilata sono stati esibiti i nuovi missili intercontinentali Dongfeng (Vento dell&#8217;Est) 31, a capacità nucleare. Secondo gli esperti, questi missili, con una portata di 10.000 km, potrebbero raggiungere gli Stati Uniti.</p>
<p>Per la prima volta, gli armamenti mostrati erano tutti completamente made in Cina. A dimostrazione della potenza di una nazione che, ormai, può difendersi da sola. A detta di Taipeh Wendell Minnick, responsabile per l&#8217;Asia del giornale Defense News, &#8220;questa sfilata è un avvertimento chiaro e netto a Taiwan. La diversità e la qualità delle nuove armi esibite hanno lo scopo di intimidire le autorità militari di Taiwan. In fondo, la Cina sta dicendo agli indipendentisti di Taiwan: lasciate stare, non ci riuscirete&#8221;. I militari dell&#8217;Esercito popolare hanno stesso un tappeto rosso sulla piazza e hanno issato la bandiera nazionale sotto lo sguardo del presidente Hu Jintao, del premier Wen Jiabao e di altri membri del Comitato permanente del Partito comunista. Jintao ha passato in rassegna le schiere di soldati a bordo di una limousine nera Hong Qi (Bandiera Rossa), lodando i &#8220;camerati&#8221; per i loro sforzi. In seguito ha tenuto un discorso ufficiale dalla terrazza della Porta della Pace celeste, la stessa da cui sessant&#8217;anni fa Mao Zedong aveva proclamato la nascita della Repubblica popolare.</p>
<p>Abbandonati per l&#8217;occasione gli abiti occidentali per una tunica grigia &#8220;alla Mao&#8221;, il leader ha lodato la rinascita del suo paese, affermando che &#8220;lo sviluppo e il progresso della nuova Cina in questi 60 anni hanno provato pienamente che solo il socialismo può salvare la Cina e che solo la riforma e l&#8217;apertura possono assicurare lo sviluppo della Cina, del socialismo e del marxismo&#8221;. &#8220;Oggi, una Cina che abbraccia il socialismo, che abbraccia il mondo e che abbraccia l&#8217;avvenire si alza con nobiltà e fermezza&#8221;.  Il Quotidiano del popolo titolava &#8220;La Cina non è mai stata così forte&#8221;. Le celebrazioni hanno mostrato in realtà un grande paradosso: il governo cinese, che dice di non essere mai stato così forte e vicino al suo popolo, ha voluto evitare qualsiasi contestazione con una cerimonia blindata e vietata ai cittadini.</p>
<p>La sfilata, composta da 8.000 soldati, carri armati, missili, 60 carri da parata e 100.000 civili è stata trasmessa in diretta televisiva in tutto il paese. Durante la sfilata, i voli per Pechino sono stati interrotti, l&#8217;accesso alla piazza Tienanmen bloccato, bar, negozi e ristoranti del centro sono stati chiusi.  Agli abitanti di Pechino è stato vietato di assistere dal vivo alla cerimonia: tutti i pedoni sono stati evacuati dal centro storico da migliaia di soldati e poliziotti dispiegati a tutti gli angoli della città e coloro che abitano lungo il percorso della parata sono stati invitati a tenere chiuse le finestre. Durante la cerimonia, durata più di due ore, un centinaio di elicotteri da caccia e di comunicazione hanno sorvolato la capitale cinese. A chiudere le celebrazioni, migliaia di bambini che hanno liberato palloncini nel cielo di Pechino, animato nella sera da un grande spettacolo pirotecnico.</p>
<p>Intanto, mentre a Pechino si svolgevano le celebrazioni, ad Hong Kong, in cui, in virtù dello statuto speciale, è garantita la libertà di espressione, centinaia di manifestanti vestiti di nero sono scesi in piazza per chiedere ai leader cinesi di rispettare i diritti umani e  rilasciare i dissidenti arrestati. Secondo i manifestanti, le celebrazioni di ieri sarebbero del tutto fuori luogo, in un paese afflitto da seri problemi sociali. Alle manifestazioni in piazza si aggiungono le critiche sul web contro dei festeggiamenti ritenuti troppo costosi. Tra coloro che non hanno apprezzato le celebrazioni di ieri, c&#8217;è anche l&#8217;imprenditore Li Huizhi, autore di uno dei blog più seguiti nella Repubblica popolare: &#8220;Quanti milioni sono stati spesi per questa parata militare? Potete dirlo ai contribuenti?&#8221; Non si potrebbero utilizzare questi soldi per aiutare un po&#8217; la gente? Perché oggi, in Cina, c&#8217;è un numero incalcolabili di posti in cui c&#8217;è bisogno di soldi&#8221;.</p>
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		<title>Da novembre ripartono i nostri Seminari sulla frontiera e l&#8217;identità</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 10:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bari]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ arrivata una buona notizia. “Questioni di Frontiera” ha vinto il bando di “Principi Attivi” della Regione Puglia. Questo significa che, dal prossimo autunno, potremo rilanciare i progetti di ricerca che abbiamo fatto partire nel 2008. Naturalmente con la possibilità di estenderli secondo i percorsi che già conoscete: il rapporto tra “giornalismo e islam”, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.savazzi.altervista.org/wp-content/themes/pool/images/muro.jpg" alt="" width="169" height="112" />E’ arrivata una buona notizia. “Questioni di Frontiera” ha vinto il bando di <a href="http://bollentispiriti.regione.puglia.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=187&amp;Itemid=219" target="_blank"><strong>“Principi Attivi” della Regione Puglia</strong></a>. Questo significa che, dal prossimo autunno, potremo rilanciare i progetti di ricerca che abbiamo fatto partire nel 2008. Naturalmente con la possibilità di estenderli secondo i percorsi che già conoscete: il rapporto tra “giornalismo e islam”, il ruolo della Puglia e dell’Italia adriatica nel grande gioco balcanico, il peso della memoria e delle identità &#8211; che almeno a noi non pare così gravoso se mai stimolante. Per tutto l’anno prossimo i corsi e i seminari si svolgeranno a Bari, cioè a casa. In palio, <strong>una borsa di studio</strong> per il miglior progetto di ricerca. Se volete essere dei nostri, e iniziare a sottoporci i vostri curricula, leggete con attenzione questo pezzo e poi scrivete a <strong>info@noaweb.it</strong><span id="more-577"></span></p>
<p>“Questioni di Frontiera” organizza ogni anno un ciclo di seminari sui temi della Frontiera e della Identità.</p>
<p>I seminari si svolgono nelle università italiane e in centri di ricerca e scuole di formazione private.</p>
<p>Il ciclo delle lezioni prevede una presentazione e <strong>3 seminari (50 ore)</strong>. Il giorno delle lezioni è il Venerdì (dalle 9.30 alle 13.30 &#8211; dalle 14.30 alle 18.30) e il calendario con le date definitive sarà fissato per la fine di Ottobre 2009</p>
<p>Parleremo di <em>giornalismo e islam</em>, <em>storia sociale</em> <em>europea</em>, <em>archivi della memoria</em>. La migliore ricerca svolta dai partecipanti verrà premiata con una <strong>borsa di studio di 250 euro</strong> e la pubblicazione sulla nostra rivista</p>
<p><strong>Il programma delle lezioni<br />
</strong><br />
<em>Lezione di presentazione</em>. Webwriting e giornalismo online</p>
<p><em>Giornalismo e Islam</em>. I reporter vanno in guerra, dalla Palestina all’Iraq. Come ci raccontano l’Islam? E come viene raccontato l’Occidente dalla stampa araba?</p>
<p><em>Storia sociale europea</em>. Frontiere, tradizioni e identità nell’Europa balcanica. Dal XIX secolo a oggi.</p>
<p><em>Archivi della memoria</em>. Luoghi, voci e visioni della provincia italiana. C’era una volta il folk, con una zampata di rock</p>
<p>I seminari hanno un <strong>numero chiuso</strong> per seguire nel modo migliore l’attività di ricerca degli studenti. Per partecipare alle lezioni è necessario svolgere un test d’ingresso che prevede la stesura di un breve articolo giornalistico, corretto dai docenti di QF.</p>
<p><strong>Selezione dei partecipanti sulla base del test d’ingresso<br />
</strong><br />
<strong>Valutazione “A”</strong>. Gli autori delle migliori prove scritte possono frequentare, <strong>gratuitamente</strong>, il ciclo dei seminari di QF. Diventano SOSTENITORI della rivista e ricevono la dispesa sul webwriting, propedeutica alla collaborazione con la redazione. In più, godono per 3 mesi dei servizi di editing offerti dalla redazione, pubblicando i loro articoli sulla rivista.</p>
<p><strong>Valutazione “B”</strong>. Gli autori delle prove scritte che ottengono la valutazione B possono frequentare il ciclo di seminari versando la quota associativa a QF (120 euro). Diventano Sostenitori della rivista.</p>
<p><strong>Valutazione “C”</strong>. Gli autori delle prove scritte che ottengono la valutazione C possono frequentare il corso iscrivendosi e versando la quota di 300 euro.</p>
<p><strong>“Porta un amico”</strong>. Questa formula di iscrizione permette di iscriversi ai seminari in due, a patto di portare con voi un amico che sia davvero interessato al progetto. Riassumendo: Chi ottiene la “Valutazione B” può portare un amico dividendosi il costo della tessera associativa (120 euro in due, 60 a testa). Chi ottiene la “Valutazione C” può portare un amico dividendosi il costo dell’iscrizione (150 euro a testa).</p>
<p><strong>Svolgimento del corso e Valutazione dei partecipanti<br />
</strong><br />
Ogni lezione prevede una parte teorica e una parte pratica. Le esercitazioni tematiche svolte dagli iscritti saranno corrette e recensite dalla redazione di QF. Le migliori prove pubblicate sulla rivista. Ogni prova riceverà una valutazione (A, B, C) finalizzata al giudizio complessivo del singolo iscritto, prima della prova orale.</p>
<p><strong>La prova orale</strong>. Alla fine dei seminari tutti i partecipanti svolgeranno una prova orale con i docenti di QF. Ogni iscritto presenterà un progetto di ricerca sul tema di ricerca discusso durante i seminari. Il giudizio sulle prove orali (A, B, C) farà media con quello delle prove scritte.</p>
<p><strong>The X-Writer</strong>. Lo studente che otterrà i voti migliori vincerà una borsa di studio di 250 euro. Si impegnerà a scrivere una ricerca di 20 cartelle di testo sul tema proposto. La prova dovrà essere consegnata 3 mesi dalla fine dei seminari e sarà pubblicata sul sito di QF.</p>
<p><strong>E dopo?</strong> Alla fine dei seminari, sceglieremo uno (o più) collaboratori, segnalando i curricula più interessanti alle testate giornalistiche, alle riviste e alle case editrici che sono legate al nostro network.</p>
<p>Per avere maggiori informazioni sui Seminari, scrivi a <strong>info@noaweb.it</strong></p>
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