Vi offriamo un foto-reportage sulla Roma proibizionista di Alemanno, il sindaco che ha costretto i gestori dei locali a fare le veci dei poliziotti, dando la caccia agli ubriachi e ai clienti indisciplinati. Nella foto, la bolla comunale che burocratizza la vita notturna. Le foto sono del giovane e bravo Francesco Acquisto. I testi di Dora Sposato e ed Enrico Gastaldo. (continua…)
di Giacinto Seccia. E’ con la fine del dominio coloniale inglese nel 1948 che nello Sri Lanka si ebbero le prime tensioni etniche tra Tamil e Singalesi. Che il desiderio di libertà e indipendenza siano destinati a sprigionare tensioni latenti? Così è accaduto in quest’isola dove, finita la luna di miele tra Tamil e inglesi, la maggioranza Singalese fino a quel momento tenuta lontana dai settori chiave dell’amministrazione coloniale cominciò riprendersi il maltolto. (continua…)
Ordem e Progresso. Sulla bandiera del Brasile campeggiano queste due parole. Insensate e dimenticate per molto tempo, forse per tutta la storia del paese, oggi tornano alla ribalta con prepotenza e orgoglio. Sono il simbolo del riscatto e dello sviluppo di una terra tormentata e frammentata. Sotto l’occhio vigile dell’Ordine e del Progresso nasce un paese nuovo. Pulito, senza debiti, libero e fiero di se stesso. Questo è il terzo Brasile. Dopo un primo periodo coloniale e una seconda fase segnata dalla dittatura militare, adesso il grande malato del Sud America è tornato protagonista. Certo, la ripresa totale rimane un miraggio, ancora molte persone vivono al di sotto della soglia della povertà, ma almeno il cambiamento è iniziato. Il Progresso non è più una parola vuota di significato sulla bandiera nazionale. E’ innegabile che sia stia affermando una nuova identità, che coincide e si lega in maniera inscindibile allo sviluppo economico, politico e internazionale attraversato dal Brasile. Si tratta di un movimento, percepito e percepibile da tutte le fasce sociali. Dall’intellighentia ai meno abbienti, tutti si identificano nel paese attuale. Una nazione, che sta formando i propri valori tramite la politica, lo sport, la tecnologia, la musica, la letteratura e i media, senza dimenticare però le proprie tradizioni culturali. La politica è uno dei principali veicoli della nuova identità. La storia personale e la retorica di Lula ne sono la conferma, così come la prossima candidatura della rivoluzionaria Dilma Russef. I brasiliani vedono al potere chi non avevano mai visto prima, un ex sindacalista di origini modeste e una ex combattente della lotta armata. Presente e futuro. Questo è il paese che verrà ricordato dai brasiliani. Questa è la nuova storia. Questo è il Terzo Brasile.
“Questioni di Frontiera” organizza un ciclo di seminari sui temi della Frontiera e dell’Identità. Tre lezioni presso la Facoltà di Lettere di Roma Tor Vergata. Parleremo di giornalismo e islam, storia sociale europea, archivi della memoria. La migliore ricerca svolta dai partecipanti verrà premiata con una borsa di studio di 250 euro e la pubblicazione sulla nostra rivista. Ecco il programma delle lezioni. (continua…)
di Kawkab Tawfik. I maggiori giornali arabi aprono su immagini degli aiuti umanitari inviati a Gaza, quasi ci fosse una competizione tra per lavarsi la coscienza (gheddafi ha definito i paesi arabi moderati dei “codardi”). I giornali del Golfo, ed esempio, attaccano velatamente le politiche di infitah (apertura) portate avanti dall’Egitto verso Israele. Così “Al Ahram”, il più importante giornale egiziano, si difende attaccando Israele. Il quotidiano kuwaitiano “Al Jarida” invece preferisce sottolineare che Mubarak ha condannato sia Gerusalemme che Hamas. Secondo “Al Akhbar”, l’Egitto riceve “la più grande quantità di insulti” da parte del mondo arabo e dei manifestanti pro-Gaza scesi in piazza nella giornata di ieri. L’Egitto aveva condannato Hamas per non aver voluto trasferire i feriti palestinesi negli ospedali egiziani, ma il giornale palestinese “Al Quds” riporta una dichiarazione di un portavoce di Hamas che durante una conferenza stampa all’ospedale Shifa, rispondendo alle accuse mosse dal ministro degli esteri egiziano, ha ricordato che “sei mesi fa l’Egitto ha rifiutato la nostra richiesta di introdurre nel territorio le sue ambulanze per trasportare i feriti”.
