Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 11:05

di Giacinto Seccia. Basta dare uno sguardo a un murales vicino Nardò per capire lo stato d’animo di quei profughi ebrei che, scampati all’Olocausto, trovarono rifugio nelle terre pugliesi prima di emigrare da clandestini verso la Palestina e fondare il tanto agognato Stato ebraico nel 1948. Chi lo dipinse su quel muro, anticipò la storia a modo suo. Il murales raffigura una cartina con l’Italia, tante persone in attesa, e una freccia che si protende verso una grande stella di David. Esiste tutt’ora conservato in un museo. (continua…)

La revoca della scomunica al vescovo negazionista Williamson ha scatenato la guerriglia informatica che punta alla “nazificazione” di Benedetto XVI. Il paradosso di queste accuse è che arrivano proprio da chi odia Israele e accusa lo stato ebraico di essere l’ombra di Hitler. La mistificazione è basata su questo video di YouTube, dove si vede un giovane Ratzinger in veste talare che farebbe il saluto nazista (sempre che sia lui). La foto in questione è un falso. Guardatela bene: è stata tagliata e manipolata in modo grossolano. L’uomo nella foto non sta salutando il fuhrer ma benedice il suo gregge, con tutte e due le braccia alzate. Nel ritocco, però, manca curiosamente l’altro braccio. (continua…)

di Cheryl Miller. Nel romanzo di Don DeLillo L’uomo che cade, un uomo in giacca e cravatta si butta di testa da un grattacielo di Manhattan poche settimane dopo gli attacchi dell’11 Settembre del 2001. Si tratta di David Janiak, un performer che, in realtà, indossa una imbracatura di sicurezza sotto il vestito. Nessuno sa che cosa voglia significare questa sua esibizione – messa in scena davanti ai volti inorriditi degli spettatori di tutta la città di New York; fatto sta che è stata una forma orrenda di ricordare i veri uomini e donne che si lanciarono verso la morte dal World Trade Center. Alla fine, la New School for Social Research ha persino creato un panel di esperti su Janiak chiedendosi: “E’ un esibizionista senza cuore o un nuovo cronista coraggioso nell’era del terrore?”. Il lavoro satirico di DeLillo solleva una domanda più profonda che qualsiasi romanziere destinato a fare i conti con l’11 Settembre deve per forza affrontare. E’ possibile estrarre l’arte dall’orrore senza essere uno sfruttatore di cattivo gusto? La domanda non è proprio accademica. Durante gli ultimi decenni, la gran parte dei romanzieri che hanno scritto sulla società americana si sono messi al riparo dall’impegno che richiede parlare di eventi del mondo reale, favorendo ritratti più interiori dei loro personaggi e delle vite che conducono. Più tardi, però, un numero sorprendente di autori hanno utilizzato come oggetto dei loro libri gli attacchi terroristici e il loro effetto sui newyorchesi che li hanno vissuti in prima persona. (continua…)

Oliver Stone ha raccontato in “W” la storia e la vita di George W. Bush, un presidente che nessuno rimpiange ma che ha affrontato uno dei periodi più bui della storia americana contemporanea. Il film riassume tutti i cliché che hanno circondato i due mandati repubblicani dopo l’11 Settembre. Bush figlio di papà, che soffre di complesso d’inferiorità verso il padre (e il fratello Jeb), un ignorante,  un idiota (come la maggior parte degli americani), il burattino di un “governo segreto” che avrebbe spinto l’America verso il disastro iracheno. In questa visione senza memoria, e senza Storia, la guerra per liberare l’Iraq sarebbe stata una specie di rivincita, un modo per mostrare a George Padre che lui,  George Figlio, era capace di rovesciare il regime lasciato in piedi dopo la Guerra per liberare il Kuwait. Sul governo segreto, invece, di segreto c’è solo che è noto. I suoi ideologi hanno pubblicato, discusso e ammesso, pubblicamente, le loro idee, i loro errori, le loro vittorie. Altro che cospirazione.

di Ronnie. Si può difendere la vita senza essere del Movimento per la Vita? E come? Molto semplice. Basta cogliere il vero significato delle parole. Non quello figurato ma il senso letterale. Beppino Englaro non è Hitler. E’ il padre di Eluana, la ragazza che impiegherà due settimane a morire. Un uomo debole come tutti noi che mettiamo la coscienza individuale davanti alla morale. Ve la ricordate la morale? Era qualcosa di distinto e superiore alle misere vite individuali. La dimensione trascendente che oggi è assente. Così lo Stato se ne fa supplente. Ognuno di noi preferirebbe una “dolce morte” all’”accanimento terapeutico” ma la morte non ha nulla di dolce e L’UNICA TERAPIA dovrebbe essere prendersi cura degli altri. Eppure Hitler riuscì a convincere i tedeschi del contrario. Prima dell’Olocausto mise in piedi un vasto programma di eutanasia per i “malati di mente”. A più di mezzo secolo di distanza, considerare i Down una “anomalia genetica” ed evitare questa anomalie “grazie” all’aborto appartiene alla percezione comune. Ma i grandi luminari che raccontano questa storia di liberazione ed emancipazione femminile sono come i medici di Norimberga che pensavano davvero di migliorare il Reich con la selezione razziale. Anche loro avevano compassione di chi veniva eliminato e lo facevano per il bene della comunità a venire. Vogliamo un mondo che uccide le persone in coma e impedisce di far nascere i Down? Allora prendiamo il coraggio del nostro nichilismo: usiamo le parole giuste. Vittime e assassini, non liberatori e liberati. Gli individui sono deboli e su questa debolezza i governi e la Legge (ma anche i poteri disciplinari come quello medico) costruiscono il proprio consenso. Un intero apparato statale, propagandistico, legislativo, medico e scientifico, si mette in moto per convincerci. Crediamo a qualsiasi cosa. Anche di avere licenza d’uccidere. E pensiamo addirittura che sia un “diritto”.

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