E’ bello, è nero, è figo. La vittoria di Obama segna il trionfo della politica-spettacolo. Più di ogni altra volta nelle storia delle elezioni Usa a imporsi è l’immagine sulle idee, il fascino sui contenuti, speriamo non l’apparenza sulla sostanza. Vince una rockstar e l’America si inginocchia davanti alla sua nuova celebrità. Gli americani hanno preferito un giovane presidente senza esperienza a un veterano che ha combattuto per gli Usa e porta sulla sua pelle i segni di mille battaglie. Staremo a vedere se sarà la scelta giusta.
C’era una volta il movimento conservatore che si batteva contro il declino culturale e morale dell’America. Era un partito che voleva preservare gli standard basilari dell’educazione, favorendo le minoranze e le garantendo i diritti delle donne. La questione era il merito, non gli appelli demagogici. Il fenomeno Palin è invece il culmine di quel trend che iniziò con la candidatura di Danny Quayle, il senatore dell’Indiana che corse nel ticket repubblicano del 1988. Oltre al suo aspetto fascinoso Quayle non aveva esperienza né un’intelligenza particolarmente brillante. Ma come la Palin faceva appello al “buon senso” degli americani. Il populismo della Palin è un insulto alla classe media e ai lavoratori , così come alle donne americane. Perché mai la coerenza intellettuale criticata da Sarah dovrebbe essere qualcosa che non appartiene alla “gente comune”? La Palin crede forse che gli americani siano un popolo con un’intelligenza medio bovina?
Il 7 febbraio del 1967 viene fondato il “Fronte Nazionale”, partito dell’estrema destra britannica. Nello stesso anno, il diciassettenne David Myatt (nella foto) sbarca a Londra, dopo aver vissuto la sua giovinezza prima in Tanzania e poi in Estremo Oriente, seguendo il padre che lavorava nell’amministrazione coloniale inglese. Il giovane Myatt è uno sfegatato ammiratore di Hitler e nei vent’anni successivi la sua fede neonazista crescerà insieme al consenso che il Fronte Nazionale acquista in Inghilterra. Nel 1974, il Fronte poteva contare su almeno ventimila aderenti. Il salto di qualità Myatt lo compie quando crea il gruppo Combat 18 (C18), braccio armato dell’organizzazione Blood & Honour. Il numero ‘18’ si riferisce alla prima e all’ottava lettera dell’alfabeto, le iniziali di Adolf Hitler. (continua…)
Il professor Zeev Sternhell, dell’Università Ebraica, è scampato per miracolo a una bomba sistemata nel suo ufficio per farlo fuori. Sternhell è noto per aver criticato i coloni che vivono negli insediamenti illegali di Israele in West Bank. All’università la polizia ha trovato anche dei volantini con una taglia di 300,000 dollari sulla testa di un attivista di “Peace Now”, un avvocato di sinistra israeliano che si batte per il ritiro e lo smantellamento degli avamposti. L’ipotesi è che il sionismo radicale voglia colpire gli israeliani moderati, democratici o liberali, preannunciando un’altra guerra civile come quella sfiorata nel 2005, durante il ritiro da Gaza. Da allora è stata messa a punto una strategia più aggressiva, i vandali nelle ultime settimane hanno danneggiato anche gli automezzi e l’equipaggiamento dell’esercito israeliano. Nei bastioni dell’estremismo, sulle colline che guardano alla città palestinese di Nablus, nel nord della West Bank, la guerra non è mai finita. (continua…)
In pieno 1968 molti intellettuali arabi studiavano nelle grandi università americane. Erano fieramente comunisti e credevano che la rivoluzione avrebbe salvato i loro Paesi dal dominio coloniale e dalle spietate autocrazie locali. Poi la rivoluzione arrivò davvero, quella islamica in Iran, quella di Saddam in Iraq. Quegli intellettuali tornarono a casa pieni di belle speranze ma scoprirono che i loro Paesi erano diventati un covo di fascisti e clericali ultraortodossi. Questi governi avevano preso il peggio delle ideologie europee del Primo Novecento e le avevano adattate alla Sharia, la legge islamica. Riponevano una fiducia incrollabile nei propri miti fondatori e nelle armi offerte dalla tecnologia moderna. Erano dei modernisti reazionari che impiccavano, gasavano, stupravano, fanatici della morte e dei sacrifici umani. L’ayatollah Khomeini mandava i ragazzi a immolarsi contro i carri armati di Saddam Hussein come aveva fatto il Fuhrer con le Hitlerjugend. L’11 Settembre è stato l’apoteosi di questa ideologia funebre. Così alcuni dissidenti arabi chiesero all’Occidente di intervenire, come aveva fatto nei Balcani, in Bosnia e nel Kosovo. Anche questa volta l’America intervenne. Praticamente sola.
