Questioni di Frontiera
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Martedì 25 Luglio 2017 | 2:47

2008-04-barack-obama-mural-brooklynI reporter vanno in guerra, dalla Palestina all’Iraq. In Italia c’è un Trust orientalista che ospita le loro corrispondenze, dal “Foglio” al “Giornale” passando per “Libero”. Come ci raccontano l’Islam? E gli arabi? Quali sono i cliché della stampa araba sull’Occidente? Vanno indagate le differenze del giornalismo islamico: una cosa è Al Jazeera, un’altra, mettiamo, Elaph.

Partecipa al seminario, scrivi a info@noaweb.it

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In questa pagina troverete gli abstract dei progetti di ricerca delle edizioni 2010 dei Seminari che si sono svolti a Bari presso la sede di Eurocomp e all’Università “Tor Vergata” di Roma (Facoltà di Lettere). Di ogni progetto si presenta un breve sommario e cliccando sul titolo è possibile visualizzarne l’abstract.

Seminari su Frontiera e Identità/ Bari 2010

Il (bio)potere del velo di Massimo Guastella

Quando parliamo di “velo” a cosa ci riferiamo? È una questione religiosa o di sottomissione delle donne? O non riguarda nessuna delle due cose? Il Rapporto Stasi ha ribadito la laicità dello stato francese e che elementi ostensibili della propria religione devono essere vietati. Non si tratta solo di una questione di libertà di religione, ma si allarga all’intero sistema laico e democratico dei nostri paesi post-moderni.  Lo Stato dovrebbe essere una no man’s land, più che identificarsi in qualcosa, lo Stato dovrebbe rappresentare un campo neutrale dove ognuno, nel rispetto dell’altro, dovrebbe poter manifestare le proprie convinzioni religiose, politiche e filosofiche e non relegarle solo al privato. Il “velo” diventa, come suggerisce la sociologa Tülay Umay, simbolo della modernità.

World Wide Wall di Laura Fracasso

Censura e Islam sembrano essere diventati sinonimi. D’altra parte sono i fatti a parlare: quasi tutti gli Stati di confessione islamica hanno rielaborato – se non eliminato – ogni elemento non rispondente ai canoni della fede di Stato, facendo della religione del Profeta un inno all’annullamento della libertà di espressione. Una convinzione, questa, che va assumendo le fattezze di un postulato universalmente accettato. Il dubbio sorge quando si riflette sulle origini stesse dell’Islam: una religione nata perché comunicata. Da Dio al Profeta, dal profeta alla umma, dalla umma ad ogni individuo incrociato sul proprio cammino. Sembra quindi difficile concepire l’Islam come qualcosa di estremamente altro dalla sfera comunicativa dell’uomo. Un luogo comune da decostruire attraverso l’analisi di tre realtà musulmane e “censuratrici”, ma ognuno a modo proprio. Così se gli approcci alla religione sono diversi, ma il muro innalzato tra popolazione nazionale e mondiale sono gli stessi, l’Islam potrebbe non essere l’unico fattore scatenante.

Seminari su Frontiera e Identità / Tor Vergata 2010

Le donne dietro il velo di Annalisa Marroni

Temuto, contestato, spesso scarsamente conosciuto, il velo islamico è diventato negli ultimi anni oggetto di discussione a livello politico e istituzionale in molti paesi europei. Fiumi d’inchiostro sono stati versati sull’argomento dai principali giornali, ma quali sono le posizioni delle donne musulmane residenti in Europa? Porgendo una particolare attenzione alla Francia, dove il dibattito è molto sentito vista la radicata presenza musulmana, attraverso questo elaborato intendo studiare la questione del velo islamico tramite le sue protagoniste, le donne musulmane. L’obiettivo finale della ricerca vuole essere il tentativo di affrancare il velo dai pregiudizi e dalla strumentalizzazione della politica.

Temuto, contestato, spesso scarsamente conosciuto, il velo islamico è diventato negli ultimi anni oggetto di discussione a livello politico e istituzionale in molti paesi europei. Fiumi d’inchiostro sono stati versati sull’argomento dai principali giornali, ma quali sono le posizioni delle donne musulmane residenti in Europa? Porgendo una particolare attenzione alla Francia, dove il dibattito è molto sentito vista la radicata presenza musulmana, attraverso questo elaborato intendo studiare la questione del velo islamico tramite le sue protagoniste, le donne musulmane. L’obiettivo finale della ricerca vuole essere il tentativo di affrancare il velo dai pregiudizi e dalla strumentalizzazione della politica.

L’Orientalismo in Robinson Crusoe di Giorgia Avaltroni

Il progetto si basa sull’analisi di un estratto dell’opera Robinson Crusoe di Daniel Defoe ed è volto a cogliere le affinità tra le modalità con cui Robinson instaura il rapporto con l’indigeno Venerdì e l’approccio dell’uomo occidentale verso la cultura altra. In secondo luogo analizza le affinità fra tale meccanismo conoscitivo e il concetto di “Orientalismo” elaborato da Edward Said, per poi proporre una rianalisi del rapporto che intercorre fra cultura occidentale e primitiva.

Il muro, l’arte e la pace: i graffiti di Banksy sulla barriera di separazione israelo-palestinese di Laura Fontana

A partire dall’agosto 2005, il writer inglese, Banksy, ha realizzato decine di murales sul Muro costruito da Israele in Cisgiordania, disegnando immagini provocatorie e poetiche. L’intenzione dell’artista era di portare sia un messaggio di pace mediante l’arte, che attirare l’attenzione dei Mass media sul muro israelo-palestinese. Se da un lato le sue opere hanno riscosso successo e apprezzamenti da parte del mondo occidentale, né i palestinesi né gli israeliani hanno mostrato di gradire le opere e l’accusa che è stata rivolta all’artista è stata di “documentarsi meglio sulla cultura locale”. Il progetto intende analizzare l’operazione attuata dall’artista: si può con l’arte unire due popoli, accostarli e confonderli, in nome della pace? E con quali risultati?

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