Questioni di Frontiera
Banner
Contatti
Martedì 25 Luglio 2017 | 2:47

10_565Frontiere, nazionalismi e identità in Europa (e nel mondo)  dal XIX secolo, passando dall’11 settembre 2001 fino ad oggi. Seguiremo le tracce della costruzione dell’identità nazionale: chi sono gli ingegneri dei nazionalismi, quali sono le strategie discorsive e gli apparati simbolici indispensabili per la definizione dei confini e delle frontiere: da Cuoco e il Risorgimento italiano ai Balcani, dal Romanticismo a Tolkien. Senza dimenticare i nodi e gli aspetti irrisolti dei processi identitari: l’uso pubblico del passato, l’oblio, la vendetta e la riconciliazione.

Partecipa al seminario, scrivi a info@noaweb.it

_____________________________________________________________________________________________

In questa pagina troverete gli abstract dei progetti di ricerca delle edizioni 2010 dei Seminari che si sono svolti a Bari presso la sede di Eurocomp e all’Università “Tor Vergata” di Roma (Facoltà di Lettere). Di ogni progetto si presenta un breve sommario e cliccando sul titolo è possibile visualizzarne l’abstract.  Si riporta l’abstract del progetto vincitore dell’edizione 2009 dei seminari.

Seminario su Frontiera e Identità/ Tor Vergata 2009 – progetto vincitore

Balcanismi di Jacopo Giannangeli

Provare a rispondere alla domanda “che cosa sono i Balcani?” non sembra cosa impossibile: essi sono evidentemente una zona geografica ben definita del continente europeo, e cioè la penisola che si estende nella parte sud-orientale d’Europa. La denominazione “Balcani” è (almeno in linea teorica) equivalente alle altre in uso, ovvero: penisola balcanica, penisola sud-est europea, Europa sud-orientale. Quando si parla di Balcani, allora, a che cosa ci si riferisce? Di quali Balcani si parla, in genere?
L’oggetto del discorso è sempre ed in ogni caso l’idea, l’immagine che ci si è costruiti di essi. La cosa in sé, l’oggetto reale e concreto – cioè i Balcani come semplice porzione di mondo popolata da vari gruppi di persone reali – non è mai preso in considerazione. Esso non può essere considerato: i Balcani come categoria geografica scompaiono di fronte alla categoria culturale. L’oggetto reale e concreto è schiacciato da quello simbolico e metaforico.

Seminario su Frontiera e Identità / Bari 2010

Hooltras di Belgrado: tra sport, guerra e patria di Carlo Cito

Questo progetto tenta di snocciolare la questione dello storico legame tra sport (in particolar modo il calcio) e politica che vige in Serbia, soprattutto nella città di Belgrado, ed in che modo il nazionalismo sportivo serbo sia stato strumento per lo stato nell’edificazione di una strategia politica; come lo sport sia stato –e continua ad essere- uno strumento sociologico per l’ identità serba.La ricerca studia, probabilmente  non in maniera del tutto esaustiva, le due realtà calcistiche della capitale, e dal punto di vista tecnico e , particolarmente, nell’aspetto delle tifoserie.  Si può vedere quanto due tifoserie nemiche , acerrime nemiche, si sappiano coalizzare nella prospettiva di un affair più importante del pallone: la Patria. Il pallone di Calcio a volte assume la forma del proiettile.

Conflitti balcanici. Nazionalismo romantico o propaganda? di Clara Mitola

I conflitti jugoslavi degli anni Novanta, rimangono grandi esempi di brutalità, facilmente collocabili nel solco di certe teorie che rendono i Balcani sinonimo di arretratezza, violenza, intolleranza. Esistono studi dell’ultimo decennio che ritornano sulla questione nazionalistica ed etnica, le più delicate e scioccanti dei conflitti, spostando il perno degli eventi dalla sfera razziale a quella politica, alla costruzione e mantenimento del potere attraverso la propaganda, la manipolazione della realtà. La storia della cultura balcanica, la sovrastruttura slava, la convivenza secolare smentirebbero qualsiasi tipo di odio etnico alla base dei conflitti; la risposta della popolazione ai richiami nazionalisti e razziali, avvenuta solo durante le guerre, spiegherebbe come l’opinione pubblica sia stata condotta al panico e alla rabbia dalla manipolazione dei fatti e delle tradizioni, dall’innalzamento di barriere ideologiche, oltre le quali c’è solo il nemico.

Inclusione subordinata: nuove forme di strategie di controllo di Marco Fraddosio

Il Discorso sull’Immigrazione di Gordon Brown propone una messa in campo di dispositivi e meccanismi, in relazione al controllo e disciplinamento dei flussi migratori, che fa venire alla mente  quella che Deleuze definiva “società di controllo”, un sistema spaventoso e perverso, nato dalla fine del modello disciplinare, in cui lo spazio di esercizio del potere è la biopolitica.L’ipotesi che si vuole indagare, scegliendo come campo privilegiato quello della immigrazione extracomunitaria, è che si possa ricondurre il mutamento del sistema di controllo alla crisi del fordismo: ovvero un superamento del sistema carcere-fabbrica.
Verranno analizzate, nella ricerca, le disposizioni sull’immigrazione e le relazioni che esse hanno con la riformulazione del diritto penale, per mostrare come una definizione normativa dà luogo aduna classificazione che comporta uno status giuridico di pericolosità sociale che accompagnerà il migrante durante l’intero soggiorno.

Specie di frontiere di Lara Carbonara

Frontiera è una di quelle parole che siamo abituati ad utilizzare senza renderci conto che il significato è in continua evoluzione.
Le storie personali si frammentano e quando diventano locali ci rendiamo conto di come siano globali: ci parlano di moltitudini, di corpi multipli, di culture, di spazi.  Ma quali identità? Quali territori? Quale lingua?… Una ‘condizione di confine’ dettata dallo spaesamento della velocità.
“Nel paesaggio migratore delle culture metropolitane contemporanee, deterritorializzate e decolonizzate, dove si risituano, recitano e si ripresentano segni comuni nei circuiti fra discorso, immagine e oblio, si compila la lotta continua per il senso e la storia” .

Quando i Balcani sono davvero in Europa. Prospettive d’identità di Narda Liotine

La costruzione delle coscienze, la formazione di identità particolari all’interno della Penisola ha prodotto un nugolo di convergenze e divergenze nella struttura macro-identitaria Balcanica. Mentre l’Europa delle Nazioni lotta da capofila nella lotta contro l’Oriente, il coacervo identitario balcanico gioca da timido contraltare dalla Terra di nessuno su cui giace. La permanenza delle ideologie nazionali esplode negli anni ’90 in seno alla Yugoslavia e serve a ribadire lo stato di minorità dei paesi dell’Europa sudorientale nei confronti di quella Occidentale. L’apertura delle frontiere europee a Bulgaria e Romania prima e molti dei paesi dei Balcani Occidentali poi sembra invertire la tendenza antieuropizzante delle ideologie del passato e prelude forse ad un salto identitario: da identità etnica a identità europea?

Euromed news – utopia concreta? di Rossella Rinaldi

La televisione crea di fatto un ponte con i nostri vicini che si affacciano sul Mediterraneo, diventando protagonista del dialogo interculturale.
E’ questa l’idea di Euromed News, il progetto finanziato dall’Unione europea e capitanato da France Televisions lanciato il 15 aprile 2009 a Bruxelles, che aggiunge sei tv pubbliche (quelle di Algeria, Giordania, Libia, Libano, Siria e Marocco) alle reti europee già riunite nella European Broadcasting Union (Ebu), a quelle del Copeam (il network dell’area mediterranea), e quelle dell’Arab States Broadcasting Union (Asbu).

Questioni di “neocon” (senza frontiere) di Maria Teresa Lenoci

Il neoconservatorismo è un movimento politico che ha influenzato, influenza e influenzerà la politica mondiale. Nato negli anni ’20 in Usa, nella sua seppur breve storia ha già subito varie fasi di trasformazione. Non ancora omogeneo al suo interno è, però, diventato un policy maker di spicco, molto discusso per le prese di posizione sui problemi di politica estera. Su molte questioni, infatti, si stende la mano lunga del pensiero neocon: dalla Cina al Caucaso, dall’Iraq al Medio Oriente, per un’America senza frontiere. Un’ideologia atlantica dalle antiche radici che dopo l’11 settembre viene spesso dipinta come una minaccia, soprattutto per il Vecchio Continente. Quale futuro ci dobbiamo aspettare dall’espansionismo neocon?

Hooltras di Belgrado: tra sport, guerra ed altro

Seminari su Frontiera e Identità /Tor Vergata 2010

Il Terzo Brasile e la nascita di una nuova identità nazionale di Alfredo Spalla

Sindacalismo e rivoluzione. Le Olimpiadi del 2016 e i mondiali di calcio del 2014. Grandi risorse energetiche, come l’etanolo della canna da zucchero o il petrolio dell’oceano. Il boom di consumi e la leadership dei mercati e dell’alleanza del Sud America. Una nuova fase letteraria e molti stimati musicisti. Altro che Samba, Caipirinha e Bossa Nova, questo è il nuovo Brasile. Questa è la nuova identità che si sta formando. Una rivoluzione che nasce da una base popolare e non d’ élite. Un processo inedito, che muove da vari elementi sociali e prospetta un nuovo concetto d’identità nazionale. Una visione diversa del Brasile, fuori dagli stereotipi e dalle gabbie dei mass media.

Il cammino dei Diritti Umani di Michela Madonna

L’uomo e i suoi diritti:un tema che si suppone universale, ma che con le sue interpretazioni divide il mondo e la stessa umanità che di tali diritti è al tempo stesso fautrice e detentrice. La stessa connotazione giuridica dei diritti si divide in due Dichiarazioni separate, La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 sancita dall’ONU, e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nell’Islam del 1990 proclamata dall’OCI. Una separazione netta che nasconde l’unica verità di un diritto naturale primario che trascende nazioni e popoli, etnie e religioni, una verità comune contenuta nelle lezioni di uomini e donne cristiani e islamici insigniti del nobel per la pace: Barack Obama, Martin Luther King, Nelson Mandela, Yasser Arafat, Alwar as Sadat, Shirin Ebadi.

Bangladesh in Rome: la comunità bengalese in VI municipio di Beatrice Fiaschi

Questa ricerca si propone di riflettere sull’esistenza e sulle modalità dell’integrazione della comunità Bangladesh a Roma partendo da diversi presupposti ineliminabili: background storico dei bengalesi, flussi migratori dal Bangladesh all’Italia, lingua, tradizioni, disagi incontrati a Roma. Verrà poi preso in considerazione il punto di vista della popolazione locale relativamente a come percepisce i bengalesi e che tipologia comunicativa si instaurata tra loro. Dall’osservazione partecipata e dall’inchiesta sul campo si intende arrivare alla costruzione di un’ipotesi circa la necessità integrativa dei bengalesi con la popolazione locale, anche attraverso l’analisi di un caso particolare ed emblematico: la relazione col servizio sanitario in VI Municipio.

E’ solo una questione d’Oriente? di Miriam Marinaccio

Le relazioni internazionali della Regione Puglia con i Balcani Occidentali nel settore energetico, nella tutela dell’ambiente, nella promozione turistica e culturale, che si dispiegano nell’ambito dei Programmi  di Cooperazione territoriale europea, sono un esempio di sviluppo e di internazionalizzazione del sistema economico-sociale locale. Gli investimenti nelle energie rinnovabili, nella ricerca e nella formazione e la realizzazione di opere infrastrutturali, rappresentano un’ opportunità di sviluppo per la Puglia, che può rafforzarsi attraverso le reti di collegamento tra Italia, Albania, FRY Macedonia, Bulgaria, e Turchia, previste dal Corridoio paneuropeo n. VIII, che creerà ancora maggiori possibilità di scambio culturale, crescita economica e  miglioramento sociale. Un nuovo ruolo da protagonista per la Regione Puglia, un equilibrio geopolitico stabile nella regione adriatica, all’interno della cornice del processo di allargamento dell’UE a sud-est che, nel lungo periodo, consentirebbe di bilanciare quella pendenza, non solo geografica, che l’Europa ha oggi verso Nord-Ovest.

Comunità Amish: Gente di Frontiera di Daniela Silva

Quelli che vengono definiti “isolati”, a dispetto di quanto si potrebbe pensare, sono ovunque. Pensando a queste comunità ci viene automatico far riferimento ad immigrati che, per demerito dello Stato ospitante, non riescono ad integrarsi. Ma in realtà esistono anche comunità che decidono di auto-isolarsi, ad esempio la comunità Amish americana. Nel caso degli Amish la comunità non ha, e non desidera avere, alcun contatto con la società che li circonda. Questa situazione, però, può comportare problemi non marginali, come ad esempio difficoltà con il governo americano e con le sue leggi, piuttosto che problemi genetici legati all’unione tra consanguinei.

La politica nell’immigrazione di Roberto D’Amico

L’immigrazione è fenomeno complesso da definire e da inquadrare in maniera precisa, soprattutto se si è fuorviati da discorsi di matrice ideologica. E’ facile cadere nell’eccessivo “buonismo” tipico di una certa corrente della sinistra italiana, ed  altrettanto semplice sostenere tesi puramente razziste e nazionaliste caratteristiche di quella che si può definire come “estrema destra”. Non si può però prescindere dall’analisi oggettiva dei fatti:  bisogna fare i conti con i dati, con le statistiche e con la realtà di un paese, l’Italia, che si affanna nel disperato tentativo di risolvere uno dei problemi sociali che più sta a cuore all’opinione pubblica. Possibilmente senza dimenticare l’effettivo ruolo che gli immigrati regolari hanno nel tessuto sociale nazionale. Basta spot elettorali, si ad un immigrazione ponderata.

Malvinas o Falkland? Il bivio sudamericano per la rinascita dell’America a stelle e strisce di Simone Bande

Estremo sud del mondo, le isole Malvinas sono da anni luogo di conflitto tra Argentina ed Inghilterra; la rampante scalata economica del Sud America riporta in evidenza questa spinosa questione contrapponendola al lento declino statunitense.
La presidenza Obama è preoccupata e corre ai ripari con una nuova politica ad hoc per il Sud America.
Le proposte Clinton percorrono un fitto sottobosco di relazioni economiche internazionali; il tentativo egemone degli Stati Uniti, il rifiuto di Lula e l’ombra di Ahmadineijad.

Asia Centrale tra Pax mongolica e nuovi fondamentalismi religiosi di Valentina Verdini

Per la sua posizione geografica, l’Asia Centrale è stata fin dalle origini il centro dei traffici commerciali, la Via della Seta che collegava l’Europa alla Cina. Punto di passaggio e altresì territorio ambito per i diversi imperatori succedutisi nel corso dei secoli, l’Asia Centrale è stata principalmente il luogo di incontro di  due differenti culture asiatiche: la popolazione del nord di origine turco-mongola, nomade e dedita all’allevamento, e quella del sud-est di origine indo-europea, sedentaria e incline al commercio. In questo grande territorio riuscivano a convivere pacificamente popoli così lontani tra di loro per religione, lingua, cultura e costumi. Tuttavia ad oggi, l’Asia Centrale appare come un enorme puzzle. Confini arbitrari hanno suddiviso il territorio in cinque repubbliche dove l’altro è percepito come diverso. Un forte vento di nazionalismo alimenta le frange più estreme, mentre sullo sfondo si affermano le correnti più fondamentaliste dell’Islam. Quali sono le cause di questo forte conflitto geopolitico?

© 2008 - Grafica e layout sono di esclusiva proprietá di NOA
Piattoforma basata su WordPress - modificata da Estroweb Srl