Questioni di Frontiera
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Sabato 23 Settembre 2017 | 2:04

L’ingresso dei lavoratori stranieri nel territorio italiano è disciplinato dal Titolo III del Testo Unico sull’immigrazione (dlsg 286/1998). In particolare secondo quanto disposto dall’articolo 3 comma 4 con decreto del Presidente del consiglio dei ministri vengono annualmente definite entro il 30 novembre le quote massime di cittadini stranieri ammissibili nel nostro territorio per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, o per lavoro autonomo.

In particolare l’ingresso nel territorio italiano è consentito previo rilascio del nulla osta la cui richiesta deve essere inoltrata dal datore di lavoro, che intende assumere un lavoratore straniero, allo Sportello Unico per l’immigrazione. La disciplina del lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato e contenuta nell’articolo 22 mentre quella per lavoro stagionale è contenuta nell’articolo 24.

L’articolo 23 del TU(Titoli di prelazione) prevede invece, nell’ambito di programmi approvati dal Ministero del Lavoro e dell’Università e della ricerca, attività di formazione nei paesi di origine. Tali programmi sono finalizzati all’inserimento lavorativo nei settori produttivi italiani che operano all’interno dello Stato, ai settori produttivi italiani che operano nei paesi di origine, o allo sviluppo di attività imprenditoriali nei paesi di origine. Per tali lavoratori, la normativa prevede dunque, nello specifico settore oggetto della formazione, un diritto di prelazione.  Questi programmi possono prevedere percorsi di completamento in Italia.

Vi sono, tuttavia, secondo quanto disciplinato dall’art. 27 del TU sull’immigrazione, una serie di categorie di lavoratori stranieri ammissibili nel territorio italiano al di fuori delle quote stabilite annualmente tramite decreto. Tali lavoratori sono nella maggior parte dei casi, professionisti con elevati livelli di competenza come, ad esempio, docenti universitari impegnati in un incarico accademico in Italia, ricercatori, manager o lavoratori in distacco, interpreti e traduttori. O ancora casi molto specifici di lavoratori di cui l’Italia necessiti in particolar modo, come ad esempio personale sanitario. O ancora badanti o assistenti di famiglie che hanno vissuto per un periodo all’estero ma che, avendo stipulato un regolare contratto di lavoro con personale d’assistenza, decide, al rientro in Italia, di portare con sé il lavoratore.

Accanto, dunque, ai casi di ingressi in Italia per mansioni di basso livello (che rappresentano il dato più rappresentativo del nostro paese), la normativa prevede l’ingresso nel nostro territorio di lavoratori altamente qualificati. Le recenti modifiche e le proposte in tema di immigrazione sembrano tendere sempre di più, infatti, verso politiche di accoglimento verso questo nuovo tipo di immigrazione: istruita, specializzata, con le giuste competenze per svolgere mansioni di alto livello.

fonte: http://www.propostalavoro.com/benessere-e-lavoro/legislazione-e-sicurezza/la-normativa-sui-flussi-di-lavoratori-stranieri-in-italia

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